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Quando si pianifica una campagna di marketing emozionale bisogna prestare molta attenzione al modo in cui si comunica. Questo è doppiamente vero se ci si muove nell’ambito della salute e dei prodotti farmaceutici: la comunicazione emozionale può influenzare in modo determinante le decisioni di acquisto di farmaci, traducendosi in comportamenti che avranno un impatto reale sulla vita e sulla salute del pubblico. Per questo motivo, la prima domanda che dovremmo porci è: quali risposte emotive vogliamo suscitare con la nostra promozione? In ambito farmaceutico - tutte le ricerche concordano - il meccanismo emotivo più importante da attivare è quello della fiducia. Vediamo insieme come creare campagne promozionali che siano volte a costruire un rapporto di fiducia fra il pubblico e il brand.

Il trade marketing ha esigenze specifiche e presenta ostacoli unici, che non si riscontrano nei normali contesti B2C. Molte di queste sfide sono legate soprattutto ai cicli di vendita, che sono più lunghi e coinvolgono target molto più ristretti. La vendita diretta è per lo più esclusa, a favore di un modello basato sulla generazione e lo sviluppo di lead. In parole povere, quando si vende agli addetti ai lavori del proprio settore, il numero degli acquirenti si restringe e i tempi di trattativa si allungano. Il marketing, con queste premesse, si trova a dover sviluppare nuovi linguaggi e trovare modi sempre più creativi di utilizzare gli strumenti esistenti. Gli strumenti di promozione digitale si rivelano quindi più preziosi che mai.

I beacon non sono esattamente una tecnologia nuovissima – Apple li ha introdotti già nel 2013 – eppure il loro utilizzo in Italia sembra non avere ancora raggiunto il suo massimo potenziale. Il loro utilizzo sta senz’altro crescendo, supportato dai dati che ne dimostrano l’efficacia in termini di ROI, ma molti retailer sembrano ancora riluttanti ad adottarli. Per i pochi che non lo sapessero, i beacon sono dispositivi Bluetooth che comunicano con gli smartphone entro un certo raggio, a patto che questi abbiano installato il software necessario. I beacon hanno permesso lo sviluppo di quello che oggi conosciamo come “proximity marketing”. Naturalmente, come tutti gli strumenti, non sono una panacea che risolve di per sé tutti i problemi di un retailer, ma possono aumentare considerevolmente le vendite, a patto di essere usati nel modo giusto e di essere inseriti all’interno di una strategia di marketing coerente e ben strutturata. Oggi esamineremo insieme i vantaggi di questa tecnologia nel settore turistico.

Volete bene alla vostra banca? Può sembrare una domanda strana, eppure su questo genere di emozioni si basa gran parte del marketing degli istituti di credito e dei prodotti finanziari degli ultimi anni. Tutti conosciamo, per esempio, il payoff “la mia banca è differente” – forse il primo o almeno il più riuscito esempio di marketing emozionale abbinato al settore finanziario in Italia. Per quanto possa non essere un collegamento intuitivo, il marketing emozionale è molto più importante per una banca che non - ad esempio - per un brand di abbigliamento. Il perché è presto spiegato. Mentre nella moda le nicchie di mercato e le diverse targettizzazioni derivano almeno in parte dal prodotto stesso (casual o formale, abiti da sposa o da lavoro, abbigliamento sportivo o per bambini), nel caso dei prodotti finanziari la differenza fra i diversi brand è trascurabile. Le leggi che regolano la vendita di prodotti finanziari prevedono limiti rigidi a ciò che può essere offerto e a come i servizi debbano essere descritti al pubblico, nell’interesse della corretta informazione. Questo vuol dire che, per ogni categoria di servizio, gli analisti di tutte le banche e le finanziarie hanno fatto un calcolo allo scopo di bilanciare ciò che è vendibile con ciò che è proficuo per l’azienda, e sono giunti agli stessi risultati. In un mercato di servizi che di fatto si equivalgono, la connessione personale e umana con il target è tutto. Per questo il marketing emozionale si rivela indispensabile.

Il settore assicurativo è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Anche in Italia, dove il mercato è sempre stato meno propizio che altrove al proliferare delle polizze non obbligatorie, l’offerta si sta diversificando e sta trovando ottime risposte nel pubblico di tutte le età. Una delle sfide più complesse che gli operatori di questo settore si trovano ad affrontare è quella della fidelizzazione. Per i clienti, infatti, è perfettamente naturale esplorare continuamente nuove opzioni alla ricerca di formule più convenienti o più adatte alle proprie esigenze. Difficilmente si forma con una compagnia di assicurazioni lo stesso tipo di legame emotivo che si crea con altri brand. Inoltre la maggior parte dei clienti si dicono scontenti del livello di assistenza che ricevono quando provano a contattare la propria compagnia assicurativa. Appare evidente come il marketing del settore assicurativo debba evolversi, e così l’intera filosofia aziendale che vi è collegata, per rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più spesso giovane, dinamico e abituato a negoziare alla pari il proprio rapporto con i brand. Per ottenere questi risultati, è necessaria una strategia di digital marketing molto ben strutturata.

Trade marketing: molte piccole aziende sanno di non poterselo permettere e dunque, semplicemente, lo ignorano. Sbagliato! Il fatto di non avere il budget per una tradizionale campagna B2B e per accedere ai circoli più elitari della propria industria di riferimento non deve essere una scusa per ignorare completamente quell’aspetto dell’attività promozionale. Come fare a lanciare un servizio o prodotto per una clientela B2B senza un grosso budget e senza una base di clientela adeguatamente ampia o importante da generare referral? Questo è il momento di diventare creativi e percorrere vie insolite, correre qualche rischio, essere coraggiosi.

Il guerrilla marketing ha lo scopo di massimizzare l’esposizione di un brand o di un prodotto con una spesa relativamente contenuta. Il vero motore di questa forma di promozione, infatti, non è il budget, ma la creatività, l’originalità e la capacità di sorprendere, di lasciare a bocca aperta e di divertire. Siamo abituati a vedere questa tecnica applicata prevalentemente ai singoli brand, che mettono in atto campagne di guerrilla marketing in occasione del lancio di nuovi prodotti, indipendentemente dalla loro distribuzione, oppure ai grandi nomi del settore finanziario o delle telecomunicazioni. Raramente ci capita di vederla impiegata da chi si occupa di retail. Esistono tuttavia diversi modi in cui il guerrilla marketing può servire ad aumentare la visibilità e l’afflusso di clienti e di riflesso quindi le vendite della GDO.

Ci è capitato più volte di lavorare all’ inaugurazione e alla promozione in store di brand dedicati agli animali domestici. Si tratta di uno dei settori del retail a più alto contenuto emotivo. Delle famiglie italiane fanno ormai parte oltre 60 milioni di piccoli e grandi amici dotati di pelo, piume o scaglie, che generano milioni di investimenti in alimenti specifici e prodotti dedicati alla loro cura, alla loro salute e al loro divertimento. Non è quindi una sorpresa che l’industria collegata al possesso di animali domestici sia in rapida espansione e offra sempre maggiore varietà nella scelta dei prodotti. Il piccolo negozio di animali che un tempo si vedeva nelle nostre città sta venendo progressivamente soppiantato da grandi retailer (come Maxi Zoo) oppure da negozi altamente specializzati in un solo tipo di animale (come nel caso dei pesci o dei rettili). Si pone quindi il problema di ottimizzare la promozione dei retailer in questo campo, trovando i linguaggi giusti per questa categoria di pubblico tanto particolare quanto diversificata.

Il turismo, in Italia, è un’industria in costante crescita. A nostro favore ha giocato la situazione internazionale, che ha fatto percepire come meno attraenti mete tradizionalmente più economiche e molto amate dai turisti, soprattutto nord-europei. L’Italia è diventata dunque un’alternativa a paesi come Egitto, Marocco o Giordania e ha visto un incremento considerevole di turismo estivo che negli anni scorsi si dirigeva verso questi paesi. Avendo vinto sul terreno della concorrenza esterna, dunque, si apre un nuovo campo di confronto interno al paese, che richiede considerevoli sforzi di marketing da parte di hotel, compagnie ferroviarie e aeree, ristoranti, spa, B&B, impianti sportivi, stabilimenti balneari, stazioni sciistiche e molte altre strutture. Per farsi notare, è necessario essere unici. Per questo un numero crescente di operatori del settore si adoperano per mettere in atto pratiche di marketing non convenzionale. Ecco qualche consiglio da mettere in pratica per distinguersi dalla concorrenza.

Esiste un intero filone di trasmissioni dedicato al problema della fidelizzazione dei clienti. Se pensate di non averne mai visto uno, vi sbagliate: stiamo pensando al franchise di “Cucine da Incubo”. Le puntate iniziano sempre con la stessa storia: un ristorante parte col piede giusto e raggiunge il successo, ma poi i clienti disertano, le spese si accumulano, la qualità crolla, il panico cresce, e a quel punto arriva Gordon Ramsey (oppure Antonino Cannavacciuolo, a seconda del paese) e rimette le cose a posto a suon di sberle e investendo i soldi degli sponsor in un colossale makeover. C’è qualche speranza, per chi si occupa di cucina, cibo e ristorazione, di fidelizzare i clienti senza essere picchiato da uno chef televisivo? Noi riteniamo di sì. La parabola che porta la novità ad attrarre i clienti e la noia a farli scappare non è scritta nella pietra: la fedeltà dei clienti può essere guadagnata e mantenere il successo di un ristorante anche molto a lungo, a patto di saperla meritare. Ecco come fidelizzare una clientela stabile, creando una base solida per costruire la crescita futura.

Il proximity marketing è fra le tendenze più interessanti di questi ultimi anni, poiché promette di integrare due mondi che solitamente non si parlano: quello del digital & mobile marketing e quello dell’interazione dal vivo con il cliente. Non è una sorpresa, dunque, che bar, ristoranti e pub siano in prima linea nella sperimentazione di queste nuove tecnologie. Tutto è cominciato, in modo abbastanza semplice, con Foursquare. Ve lo ricordate? Adesso è molto raro che lo si usi, ma per almeno un anno, intorno al 2010, tutti erano ossessionati dal numero di check-in e dai conseguenti “badge” che venivano concessi agli utenti: viaggiatore internazionale, sportivo, gourmet. Naturalmente gli esercizi commerciali si affrettarono a mettere le proprie attività su Foursquare. Oggi gli epigoni non si contano: i check in si fanno su Facebook, Google, Yelp, Instagram e molti altri. Il marketing geolocalizzato, però, si è nel frattempo evoluto e ha integrato diverse nuove tecnologie, fra le quali i beacon, senz’altro l’innovazione più affascinante del settore.

I trade show sono l’apoteosi del marketing B2B: grandi occasioni nelle quali i brand e le aziende si confrontano, stringono accordi, lanciano nuovi prodotti e tecnologie e stabiliscono rapporti commerciali a breve, medio e lungo termine. Chi organizza questo genere di eventi, solitamente, si trova a strutturare complesse campagne di marketing, che coinvolgono ogni aspetto dell’esperienza, dalla progettazione degli stand all’offerta di servizi e vantaggi che possano impressionare favorevolmente i partecipanti. Il proximity marketing dà il meglio di sé nel trade marketing. Viene quasi da pensare che i beacon debbano essere stati inventati apposta o prevalentemente per questi contesti

Quando si parla di “umanizzare” le aziende, di solito lo si fa in un ambito relativo al marketing B2C. Si cerca di presentare un’immagine “personale” quando si comunica con un pubblico di acquirenti finali. La costruzione della personalità del brand, tuttavia, sta diventando una questione dibattuta anche nel settore del trade marketing. In molti si chiedono infatti se le tecniche che hanno dimostrato di dare i risultati migliori nella promozione al pubblico non possano funzionare anche quando si comunica in un ambito B2B. Nello specifico, si sta diffondendo la tendenza a sperimentare con campagne di marketing esperienziale nel B2B. Ora, che questo tipo di promozione possa funzionare nell’ambito di un trade show tanto quanto nel contesto di una normalissima strategia di marketing non è in dubbio. Più complessa è invece la questione del targeting: come si costruisce il profilo cliente in questo contesto? Si trattano i valori dell’azienda come se fossero i valori di un individuo? O ci si concentra sugli individui che ricoprono determinati ruoli all’interno di un’organizzazione? Quale che sia la risposta giusta a questa domanda, i risultati dell’applicazione del marketing esperienziale all’ambito B2B sono incoraggianti.

La rivoluzione digitale, che procede in arrestabile e cresce esponenzialmente da quasi due decenni, è uno dei fattori più significativi che influenzano l’evoluzione del marketing territoriale. Questo tipo di promozione, infatti, più di altre tende a trarre grande giovamento dalle nuove tecnologie, man mano che queste emergono. Ogni nuova piattaforma digitale contribuisce a cambiare il modo in cui il pubblico percepisce i fenomeni e le identità e il marketing territoriale si basa proprio su questo: sulla percezione dell’identità di un territorio.

In materia di cibo, gli italiani sono particolarmente conservatori. Tuttavia non è solo una caratteristica nazionale quella di affezionarsi ai brand e ai prodotti che si portano sulla tavola: provate anche solo a discutere con due inglesi provenienti da regioni diverse sulle differenze minime nella preparazione dell’arrosto domenicale e noterete atteggiamenti campanilistici assai simili a quelli nostrani. Per chi si occupa di vendere e promuovere prodotti alimentari, questo stato di cose rappresenta una sfida non indifferente. Come introdurre sul mercato un nuovo prodotto o un nuovo brand, specie se propone qualche elemento leggermente diverso dalle tradizioni acquisite? Per riuscire in questa impresa bisogna adottare strategie di marketing non convenzionali, che sappiano sorprendere e affascinare.

I marketer di tutto il mondo sono d’accordo: i beacon e il proximity marketing costituiscono la novità più interessante del settore da molti anni a questa parte. Uno degli aspetti più interessanti, per un professionista, è forse il fatto che di questa tecnica di marketing non si siano ancora esplorate tutte le possibili applicazioni. Per esempio, viene naturale associare il proximity marketing alla vendita di prodotti e al mondo del retail, a centri commerciali e supermercati, a grandi franchising come quelli di elettronica o abbigliamento e alle catene di fast food. Che cosa manca in questo elenco? I servizi. Fino a questo momento sono relativamente pochi gli esempi di beni immateriali promossi con l’ausilio di beacon. Eppure non è infrequente che una compagnia di assicurazioni abbia una propria app, il che costituisce già un’ottima base per una campagna di proximity marketing. Oggi vedremo alcuni esempi di possibili applicazioni di questa tecnica a servizi e beni immateriali, come per esempio le polizze assicurative. Come è possibile acquisire clienti per questo tipo di brand utilizzando il proximity marketing?

A chi è rivolto il marketing territoriale? Le risposte variano da campagna a campagna. Si può fare marketing territoriale per i residenti, per rafforzare una certa idea di comunità, oppure per incoraggiare il turismo interno. O ancora lo si può dirigere all’esterno, per attrarre turisti, per stimolare certe categorie a trasferirsi o per attrarre investimenti. Fra tutti i tipi di marketing, quello territoriale è forse quello che risponde meglio alle innovazioni tecnologiche. Qualsiasi strumento arricchisca l’esperienza di un luogo diventerà l’alleato ideale di chi ha bisogno di creare una narrativa che riesca a suscitare emozioni anche a distanza. Il segreto del buon marketing territoriale, in altre parole, è rendere la comunicazione davvero “personale”.

La fidelizzazione del cliente è una delle preoccupazioni principali di tutti i brand, in ogni settore, compreso quello finanziario. Quasi nessun modello di business è sostenibile senza clienti che ritornino periodicamente a rivolgersi allo stesso marchio e che magari se ne facciano anche ambasciatori, dando vita a quel “passaparola” che da sempre è un balsamo per i bilanci delle aziende. Per ottenere la tanto desiderata fidelizzazione, le aziende hanno messo in atto le più diverse strategie, cercando di invogliare e poi premiare gli acquisti ripetuti con sconti, bonus, premi speciali e offerte combinate. Fra le strategie più popolari ci sono i programmi di partnership con altri brand, che prevedono la possibilità, per i clienti affezionati, di godere di sconti e vantaggi non solo presso l’azienda che lancia il programma, ma anche verso le aziende partner.

Ci sono acquisti che si basano su scelte razionali o sulla comodità oggettiva (i prodotti di uso quotidiano, per esempio, si acquistano di solito nel supermercato più vicino). E poi ci sono altri acquisti che con la razionalità hanno assai poco a che fare, e attingono invece ad altri aspetti del nostro essere. Questi aspetti vanno dal bisogno di affermare l’identità, al senso di appartenenza a un gruppo, al desiderio di gratificazione immediata o di accettazione sociale. La moda rientra senz’altro in questa seconda categoria e può esserne considerata il simbolo. Questa qualità marcatamente emotiva e personale della moda e dei relativi comportamenti di acquisto si riflette, ovviamente, nelle scelte promozionali di chi si occupa di marketing in questo settore. Per questo il marketing esperienziale ha dato proprio con le campagne sulla moda i risultati più interessanti.