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L’avvento di piattaforme di valutazione dei servizi turistici (Tripadvisor su tutte) ha imposto agli operatori del settore un cambio radicale dell’approccio al servizio del cliente. Le obiezioni più frequentemente mosse a questo sistema sono quelle relative al potenziale di abuso e impiego di recensioni non veritiere, che aprono la strada a sistemi di concorrenza sleale. Nell’impossibilità di contrastare o anche solo di verificare queste circostanze sfavorevoli, l’unica arma di difesa a disposizione di chi lavora in questo settore è una solida e costante fidelizzazione del cliente. Le variabili che intervengono nei meccanismi concorrenziali dell’industria turistica sono molteplici, dal multilinguismo ai costi: il valore aggiunto dato dalla qualità del servizio non è più un elemento prescindibile nel mercato contemporaneo.

I trend del mercato sono fonte di continua sorpresa, anche fra chi li analizza e crede di conoscerli alla perfezione. Quello che in pochi si aspettavano, per esempio, era che la maggior parte dei consumatori (quasi l’80%, secondo un sondaggio condotto negli USA) preferisca non effettuare gli acquisti di Natale su Amazon, ma andare a caccia di regali nei piccoli negozi della propria città, preferendo gli indipendenti alle grandi catene, anche quando questo vuol dire spendere di più. Il dato più sorprendente, forse, è che questa statistica include i clienti di servizi come Prime, che spesso si associano alla passione per lo shopping online e possono indurre a credere che questo sia un’alternativa – invece che un’aggiunta – ai tradizionali processi di acquisto.

Come abbiamo già detto diverse volte, uno degli aspetti più delicati del marketing nel settore finanziario sono le linee guida estremamente rigide su ciò che i messaggi possono contenere. Il linguaggio della promozione spesso fa appello a concetti molto ampi, che si prestano a interpretazioni diverse, per andare a toccare le corde dell’emotività e dell’immaginazione: ebbene, fare tutto questo con i prodotti finanziari può risultare particolarmente difficile. Le informazioni devono essere inequivocabili, i messaggi chiari e mai ambigui. E, nonostante questo, il nostro dovere di marketer è andare a toccare ugualmente proprio quelle corde legate all’emotività e all’immaginazione, per stimolare una reazione profonda al nostro messaggio. Come è possibile ottenere questi risultati? Il guerrilla marketing ci viene in aiuto con una serie di ottime possibilità.

Che cosa ci aspettiamo da un supermercato di quartiere? Abbiamo le stesse aspettative che riserviamo, per esempio, a un centro commerciale? La risposta, ovviamente, è no. Queste due tipologie di punto vendita rispondono a esigenze assai diverse fra loro e vengono visitati da fasce di pubblico diverse (ma in parte sovrapponibili) in momenti diversi e per diverse ragioni. In questo post ci occuperemo specificamente del tipo di interazioni, aspettative e comportamenti che hanno a che fare con il concetto di “vicinato” applicato al retail. Per farlo, prenderemo a esempio un nome familiare a molti milanesi: il Viaggiator Goloso, che nella zona di Milano 2 ha realizzato un perfetto esempio di punto vendita pensato appunto per il vicinato.

Una delle chiavi del successo, per un brand di moda, è stabilire una forte connessione emotiva con i propri clienti. D’altra parte non è un segreto per nessuno che la moda sia uno dei comparti più fortemente legati alle scelte identitarie del consumatore. Può bastare un gesto minimo, come indossare un accessorio, per diventare parte di una sottocultura. Tuttavia, per poter trarre vantaggio da queste dinamiche, i brand devono cavalcarle con consapevolezza, comunicando con il pubblico per diventare parte di un discorso identitario coerente, che armonizzi stili di vita, estetica e scelte etiche.