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Di cosa non si può fare a meno, quando si crea una campagna di marketing? La risposta è ovvia: del budget. Certo, a volte è difficile, per i marketer, far passare questo semplice concetto, spiegarlo al cliente o agli altri dipartimenti dell’azienda, eppure non c’è altra soluzione. I risultati richiedono investimenti e, soprattutto quando si ragiona per trimestri o “quarti”, spesso ci si trova a dover negoziare la concessione di budget sostanziosi. Il dilemma, per molti marketer, è quindi come ottenere il budget necessario per raggiungere gli obiettivi? Ecco qualche consiglio pratico, derivato dall’esperienza.

Oggi parliamo di centri commerciali. Per molti sono un punto di riferimento indispensabile, che permette a chi lavora a tempo pieno di fare acquisti con calma durante il fine settimana. Per altri sono luoghi da evitare, che massificano l’esperienza d’acquisto e snaturano il rapporto fra comunità locali e piccolo commercio. Ci sono quartieri nei quali i centri commerciali sono l’unico luogo di aggregazione e l’unico polo di vendita di certi beni, mentre in altri casi il centro commerciale diventerà una fonte di attrazione per un’intera area metropolitana, con visitatori che coprono distanze relativamente lunghe per raggiungerli. Indipendentemente dalle singole circostanze e dal giudizio che se ne da, una cosa è certa: i centri commerciali sono i luoghi in cui vengono sperimentate tutte le tecniche di retail marketing che vengono adottate su scala mondiale. E, man mano che le abitudini e la consapevolezza dei consumatori si evolvono, anche i centri commerciali devono cambiare, per preservare il proprio successo.

Chi lavora nel retail sa che il cliente è il centro del mondo. Questa massima resta valida anche in un mondo in cui cambiano tanto il concetto di retail quanto il concetto di cliente. Il targeting e la creazione di buyer personas diventano sempre più importanti ed emergono categorie di consumatori che vengono associati a personalità diverse. Tutti sappiamo, per esempio, che per vendere ai millennial si utilizzano tecniche diverse rispetto a quelle destinate ai baby boomers (che sono sempre di meno). Inoltre, tutti si aspettano l’emersione continua di nuove categorie, legate, se non altro al susseguirsi delle generazioni. Che cosa succede all’idea di fidelizzazione, in un contesto che si evolve così rapidamente? Naturalmente, anche la risposta del retail deve adattarsi alle condizioni del mercato. La comunicazione si distribuisce su una molteplicità di canali, cercando di ampliare costantemente il target, senza perdere di vista la necessità di personalizzare l’offerta. Ecco tre principi da tenere a mente, quando si lavora verso l’obiettivo della fidelizzazione.

Il cibo è una necessità primaria, ma le scelte alimentari sono prima di tutto identitarie. Basti pensare alle sottoculture che nascono e si aggregano intorno al cibo, e che spesso generano discorsi appassionati e veri e propri conflitti. Chiunque si occupi professionalmente di cibo, dai brand che producono alimenti ai ristoranti e ai fast food, ha la necessità di mantenere un rapporto costante con la propria clientela, di accrescerla, di soddisfarla migliorando la qualità del prodotto e del servizio. Un po’ come nei videogiochi di simulazione di ristoranti e bar, si tratta di un complesso lavoro di coordinazione fra risorse e spese, personale e domanda, numero dei clienti e possibilità di soddisfarli tutti. Probabilmente è per questo che i suddetti videogiochi hanno successo prevalentemente fra chi non lavora in un ristorante. In questo post, naturalmente, ci occuperemo solo di uno di questi aspetti: il marketing. Nello specifico, vedremo come gli strumenti di marketing digitale possono sfruttare la segmentazione dei “foodie” in mille categorie diverse, per permettere ai brand di aumentare le vendite.

Le strade delle nostre città, mai come negli ultimi anni, sembrano essere in ebollizione. A chi non è capitato di allontanarsi da un luogo o anche semplicemente di non passare per una certa via per un paio d’anni, per poi scoprire, al proprio ritorno, che sono nati nuovi negozi e altri invece non esistono più? Il ricambio frenetico delle attività commerciali vuol dire soprattutto una cosa: concorrenza. Spesso concorrenza spietata e feroce, che rende la fidelizzazione dei clienti una priorità assoluta di chiunque voglia prosperare nell’ attuale clima economico. L’attenzione di ogni singolo cliente è diventato un tesoro inestimabile, inseguito da centinaia di esercizi commerciali e brand. Avere buoni prodotti, ben esposti, e venderli a prezzi ragionevoli non basta più: per fidelizzare bisogna ingegnarsi ed essere creativi. Ecco alcune strategie che i retailer possono usare per fidelizzare la propria clientela.