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A cosa serve il marketing esperienziale? La risposta è nella definizione stessa: a ridefinire l’esperienza che il cliente ha del prodotto e, di conseguenza, la sua attitudine verso il prodotto stesso e il brand. A una prima analisi potrebbe venire in mente di applicare questa filosofia solo a prodotti che, nella nostra immaginazione, costituiscono di per sé delle “esperienze”, come i viaggi, il cibo o i videogiochi. Questa visione, tuttavia, limita notevolmente le prospettive di applicazione del marketing esperienziale. Se ci fermiamo un attimo a considerare la nostra vita e il modo in cui è organizzata la società, ci accorgeremo che tutto è “esperienza”, anche ciò che ci sembra freddo o meccanico. Occorre solo mettersi d’accordo su cosa si intende per “esperienza di un brand”. Prendiamo a esempio il settore finanziario: come definiamo la nostra “esperienza” di un gruppo bancario o di un pacchetto di servizi? Solo in base al tempo che passiamo effettivamente negli uffici degli istituti in questione, o magari interagendo virtualmente con una piattaforma di home banking? Diverse campagne attuate nel settore ci dimostrano sono molti altri gli elementi che contribuiscono a definire la nostra “esperienza” di un prodotto finanziario.

Come sappiamo, il guerrilla marketing si basa sulla promozione con tecniche non convenzionali e a basso budget di un prodotto o di un brand. Normalmente a trarre i massimi benefici da questa tecnica sono le PMI, che non possono permettersi grandi investimenti pubblicitari e hanno bisogno di ottenere risultati in tempi relativamente brevi. Eppure c’è un altro settore al quale il guerrilla marketing si adatta particolarmente bene: il marketing territoriale. In particolare, quella sotto-categoria del guerrilla marketing nota come ambient marketing sembra fatta apposta per agevolare la promozione di regioni, città e territori. D’altra parte si tratta di un connubio perfetto di forma e sostanza: si interviene sull’ambiente e, per una volta, ciò su cui si vuole attirare l’attenzione è proprio... l’ambiente. Ovviamente, se parliamo di marketing territoriale, tale ambiente deve essere associato a un’identità, a un set di valori e a determinate caratteristiche che si ha interesse a evidenziare.

Axe, Gillette, Audi: questi sono solo alcuni dei brand che, negli ultimi anni, hanno scelto di associare il proprio nome a una causa sociale. In qualche caso si tratta di pratiche aziendali diffuse e di vere e proprie iniziative di beneficenza, in altri casi può bastare una presa di posizione pubblica sui social o la scelta di un testimonial (basti pensare a Colin Kaepernick per la Nike). La parola chiave di quest’ultimo periodo è Corporate Social Responsibility (CSR). C’è anche chi non vede di buon occhio queste pratiche e ritiene che le cause sociali non debbano essere sfruttate per aumentare i profitti. Ecco alcune delle iniziative di CSR più popolari.

L’influencer marketing è uno degli strumenti promozionali più potenti del momento. Gli influencer si muovono all’interno di nicchie di pubblico precise e hanno spesso un seguito molto attento, composto da utenti che danno grande valore alle loro opinione. E, cosa ancora più importante, sono consapevoli che l’influencer promuoverà dei prodotti e non solo accettano di consumare contenuti promozionali, ma addirittura li ricercano: il sogno di ogni marketer! Se stai pensando di investire in influencer marketing per la tua azienda, ma non sai da dove cominciare, tieni presente queste semplici regole.