/ Fashion / Guerrilla marketing

Il problema principale con cui i marketer si trovano a fare i conti, nell’ambito della moda come in qualunque altro, è il calo drastico della capacità di attenzione del pubblico. Dopo decenni passati ad alzare la barra di ciò che è interessante, diverso e originale, i creativi si trovano a lottare con le unghie e con i denti per qualche prezioso secondo nel quale comunicare un intero messaggio. Il guerrilla marketing, nato per permettere ai piccoli brand di farsi notare con poca spesa, è oggi uno strumento ambitissimo anche dai grandi nomi, per il suo potenziale dirompente che cattura quasi sempre l’attenzione di chi si trova davanti a una campagna ben studiata. Nell’ambito della moda e dell’abbigliamento è possibile trovare soluzioni originalissime e creare eventi ancora capaci di sorprendere e affascinare: basta imparare a pensare fuori dagli schemi. Ecco qualche esempio.

Che cos’è che rende il guerrilla marketing così efficace? Che cos’è che affascina e incuriosisce, al punto da attrarre e mantenere la reazione di un passante casuale e farne uno spettatore e un potenziale cliente? Una gran parte del merito va all’interattività, o meglio alla percezione di interattività. Siamo sorpresi nel trovarci di fronte a un elemento che irrompe nel nostro quotidiano e che ci porta nella vita reale contenuti che normalmente vedremmo su uno schermo o una superficie stampata. Lo “sfondamento della quarta parete” e l’arrivo nel nostro spazio reale di un contenuto che normalmente non ne fa parte continuano a intrigarci e coinvolgerci. I fashion brand possono ottenere grandi vantaggi da questo meccanismo.