/ Food / Guerrilla marketing

Il guerrilla marketing è un po’ come la musica: quello che sembrava coraggioso e stupefacente a una generazione diventa ordinaria amministrazione per quella successiva. Per questo chi decide di intraprendere questa strada per la promozione del proprio prodotto o della propria attività deve sviluppare continuamente idee nuove e creative, nel rispetto dell’identità del brand e delle inclinazioni del pubblico al quale vuole rivolgersi. L’industria alimentare ha utilizzato tecniche di guerrilla marketing a diversi livelli, spesso con successo: il cibo è un catalizzatore di interazioni umane e si presta più di altri prodotti a essere inserito in contesti sorprendenti e atti a stimolare la curiosità del pubblico. In questo post, in particolare, ci occuperemo di street food: una delle tendenze più popolari degli ultimi anni, nonché una delle più adatte a questo genere di promozione non convenzionale.

Il cibo è un contenuto mainstream, su questo non c’è dubbio. Da Masterchef al Gambero Rosso, dai blog come GialloZafferano alle grandi multinazionali, quella alimentare è un’industria da miliardi di dollari e con migliaia di sfaccettature. Chi ha bisogno del guerrilla marketing, in un contesto industriale così solido? La risposta è “chi non se ne rende conto” e “chi non lo sta facendo”. Tutti abbiamo visto la foto della panchina trasformata in un Kit-Kat e non è difficile intuire come, per arrivare a un pubblico giovane, una trovata divertente sia certamente la cosa migliore. Ma se pensiamo alle origini del guerrilla marketing, ricorderemo che uno dei suoi pregi principali è sempre stato il basso budget. Conseguentemente potremmo mettere in dubbio che un’iniziativa del genere sia autentica guerrilla perché i costi sono più alti di quelli che sembrano e il brand può permetterseli. Torniamo quindi alla nostra domanda iniziale: chi ha davvero bisogno del guerrilla marketing?