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Guru.marketing si appassiona delle tendenze, e ha raccolto per te in questa rubrica il grande tema del marketing food. Non si può più lasciare al caso l’esperienza del cliente, il foodie, assicurati di promuovere al meglio il tuo brand alimentare, con un’operazione di food marketing studiata nel minimo dettaglio, attraverso strategie di guerrilla marketing, direct e strategie digital. Tutto quello che ti serve per una completa food experience.

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In materia di cibo, gli italiani sono particolarmente conservatori. Tuttavia non è solo una caratteristica nazionale quella di affezionarsi ai brand e ai prodotti che si portano sulla tavola: provate anche solo a discutere con due inglesi provenienti da regioni diverse sulle differenze minime nella preparazione dell’arrosto domenicale e noterete atteggiamenti campanilistici assai simili a quelli nostrani. Per chi si occupa di vendere e promuovere prodotti alimentari, questo stato di cose rappresenta una sfida non indifferente. Come introdurre sul mercato un nuovo prodotto o un nuovo brand, specie se propone qualche elemento leggermente diverso dalle tradizioni acquisite? Per riuscire in questa impresa bisogna adottare strategie di marketing non convenzionali, che sappiano sorprendere e affascinare.

Il marketing esperienziale può essere considerato una novità in diversi ambiti, ma nel settore alimentare il focus sull’esperienza del cliente è una tendenza consolidata da moltissimo tempo. Quello che un tempo si otteneva creando relazioni dirette all’interno della comunità, trasformando la drogheria locale in un punto di aggregazione, oggi si replica con tecniche più consapevoli e data-driven. Naturalmente, quando si parla di esperienza in ambito di marketing alimentare, si parla sempre soprattutto di sampling, ovvero della tradizione, anche questa tutt’altro che nuova, di far provare gratuitamente alla clientela un assaggio di un nuovo prodotto, per invogliare all’acquisto e al consumo. Quando si passa dal piccolo negozio a gestione familiare al franchise di grandi dimensioni, però, le tecniche che un tempo permettevano al singolo negoziante di creare un rapporto privilegiato con ogni cliente vanno adattate su una scala più ampia. Quali sono dunque gli elementi fondamentali per una buona campagna di marketing esperienziale nel settore alimentare? Analizziamoli insieme.

Il trend più significativo nel marketing alimentare degli ultimi anni è senz’altro quello relativo agli ambiti del biologico. Anche i prodotti che non rientrano strettamente in questa filiera tendono a incorporare nella propria promozione i temi mutuati dal mondo del “bio”. Perché questo tipo di promozione ha tanto successo? Perché tocca le corde giuste dal punto di vista emotivo, e non c’è marketing che risponda bene agli stimoli emozionali quanto quello legato al cibo. Per studiare come promuovere un prodotto sono sempre di più le aziende che si adattano, modificano i prodotti e lavorano sulla percezione esterna degli stessi per farli arrivare al cliente come parte di un messaggio che parla di rispetto della natura e della salute, di semplicità, di ritorno alla genuinità e alle tradizioni, di attenzione agli ingredienti e a ogni fase della lavorazione. E non si tratta neanche solo di marketing: a questi messaggi corrispondono spesso politiche di trasparenza e controllo di tutta la filiera. Tutte queste operazioni tentano, spesso con successo, di coltivare la fiducia del cliente nel prodotto.

Il cibo è un contenuto mainstream, su questo non c’è dubbio. Da Masterchef al Gambero Rosso, dai blog come GialloZafferano alle grandi multinazionali, quella alimentare è un’industria da miliardi di dollari e con migliaia di sfaccettature. Chi ha bisogno del guerrilla marketing, in un contesto industriale così solido? La risposta è “chi non se ne rende conto” e “chi non lo sta facendo”. Tutti abbiamo visto la foto della panchina trasformata in un Kit-Kat e non è difficile intuire come, per arrivare a un pubblico giovane, una trovata divertente sia certamente la cosa migliore. Ma se pensiamo alle origini del guerrilla marketing, ricorderemo che uno dei suoi pregi principali è sempre stato il basso budget. Conseguentemente potremmo mettere in dubbio che un’iniziativa del genere sia autentica guerrilla perché i costi sono più alti di quelli che sembrano e il brand può permetterseli. Torniamo quindi alla nostra domanda iniziale: chi ha davvero bisogno del guerrilla marketing?

Il cibo ha smesso di essere un’esperienza analogica. Questa può sembrare un’osservazione azzardata, ma basta soffermarsi a riflettere un momento sulle nostre abitudini riguardo alla cucina e all’alimentazione per accorgersi della sua veridicità. I libri di ricette raccolgono polvere sugli scaffali, mentre cerchiamo ispirazione su siti, blog e social ogni volta che dobbiamo preparare una pietanza. Sempre più giovani imparano a cucinare e ad apprezzare il cibo non in casa e in famiglia, grazie al food marketing che fa apparire molteplici campagne su piattaforme digitali  Ne consegue che chi opera professionalmente in questo settore debba promuovere i propri prodotti e servizi soprattutto sui media digitali. I brand del settore alimentare lo sanno e si sono lanciati all’assalto del marketing digitale, esplorando le molte possibilità delle nuove tecnologie, dai chatbot all’intelligenza artificiale, dalla realtà virtuale all’universo social. Lo scopo, come sempre, è sfruttare la targettizzazione estremamente precisa offerta da questi mezzi, allo scopo di raggiungere ogni consumatore con contenuti altamente personalizzati, rilevanti, coinvolgenti e “appetibili”. Quali sono i contenuti digitali più efficaci in questo settore? Ecco alcune tendenze da tenere d’occhio.