/ Happy hour marketing

Un angolo dedicato al marketing in tutti i suoi aspetti, per affrontare settimanalmente i problemi, i dubbi, le nuove tendenze, le innovazioni tecnologiche e le soluzioni più efficaci, per parlare di campagne particolarmente riuscite e analizzare insieme dati ed esempi significativi. In questa rubrica parleremo delle mille sfaccettature del marketing: dalle specifiche necessità di singoli settori, come la moda o la finanza, all’introduzione di nuove tecniche che possono rivoluzionare interi aspetti del nostro lavoro. Ci sarà spazio per i temi più classici, come le necessità del retail e della GDO, e per le esigenze di nicchie più specifiche, che sperimentano con soluzioni sempre nuove e originali. Un appuntamento settimanale per gli addetti ai lavori e non solo, dove dare spazio a prospettive nuove sui temi più attuali della nostra professione. Saremo felici di ricevere il vostro feedback e i vostri suggerimenti, per esplorare nuovi e interessanti aspetti dell’affascinante universo della comunicazione e della promozione

Oggi abbiamo una sfida interessante da proporti: creare un brand in tre ore, partendo da zero. Ti sembra impossibile? Noi siamo pronti a scommettere che non lo è. Prima di iniziare, però, facciamo un passo indietro: perché mai dovresti aver voglia di creare un brand in tre ore? I motivi sono molti. A volte capita, per esempio, di avere una grande idea, un’idea che potrebbe davvero rivoluzionare il mercato – o almeno creare un’impresa di successo – se fosse sviluppata al meglio. Si parte pieni di entusiasmo, ma poi ci si accorge che, fra l’illuminazione geniale e la realizzazione materiale c’è un oceano di dubbi. Spesso si fatica a farsi notare in un mercato indifferente, a farsi apprezzare dal resto dell’industria, a trovare fornitori, attenzione mediatica e soprattutto clienti. Che cosa manca a un’impresa che non riesce a fare tutto questo? La risposta è, quasi sempre: un brand. Ed è per questo che abbiamo deciso di creare questo “viaggio” nel branding.

Che cos’è che ci spinge a fare acquisti “d’impulso”? Perché entriamo in un centro commerciale con l’idea di comprare finalmente le pile di ricambio per il telecomando e magari quella nuova chiavetta usb che ci serve da mesi, per poi tornare a casa con due nuovi titoli per l’Xbox, delle casse portatili per lo smartphone e un drone? Ok, forse questo esempio è un po’ estremo, ma tutti conosciamo questo genere di esperienza. Ci si ripromette di comprare solo l’essenziale e invece si acquista il superfluo. Naturalmente, dal punto di vista dei retailer, questo è un fenomeno non solo desiderabile, ma anche accuratamente programmato, che si pianifica in ogni aspetto della gestione del punto vendita. Mettiamoci quindi dall’altra parte e adottiamo la prospettiva di chi voglia massimizzare questo tipo di acquisti e fare in modo che una percentuale crescente dei clienti lasci il negozio solo dopo aver acquistato più articoli. Da dove cominciare? Abbiamo qualche consiglio pratico e organizzativo da condividere con voi.

Il rebranding è una fase della vita di un'azienda che capita più spesso di quanto si creda. E non vuol dire necessariamente che un brand, fino a quel momento abbia sbagliato direzione o che i risultati ottenuti in termini di presenza sul mercato non siano stati positivi: il più delle volte il rebranding è il segno di un marchio che si evolve con i tempi per restare rilevante per il proprio pubblico. Ne è una prova il fatto che perfino il brand più solido del mondo ha affrontato più di un'operazione di rebranding, apportando continui aggiustamenti alla propria identità. Stiamo parlando di Google.

Quali dovrebbero essere le caratteristiche di una efficace campagna di guerrilla marketing per il settore turistico? Prima di tutto la capacità di catturare le emozioni più forti che accompagnano l’idea del viaggio. Curiosità, eccitazione, gioia della scoperta o la sensazione appagante di godersi finalmente un po’ di meritato relax. L’importante è comunicare in modo unico, distinguersi dalla folla. Spesso, se parliamo di guerrilla marketing, tutto questo può essere fatto con un budget ridotto. In ambito turistico non occorre necessariamente promuovere mete esotiche o lontane. Anzi, valorizzare il turismo locale e il territorio sono senz’altro fra gli obiettivi più diffusi di molti operatori turistici, ma anche di istituzioni locali e compagnie di trasporti di ogni genere. Mentre le compagnie aeree tendono a promuovere soprattutto le destinazioni più lontane, capita infatti che quelle ferroviarie o di noleggio auto vogliano promuovere le tratte più brevi.

L'inquinamento e il riscaldamento globale sono i temi più caldi del momento. Dai Fridays for Future alle manifestazioni che si moltiplicano in tutto il mondo, sempre più voci lanciano l'allarme sullo stato di salute del nostro pianeta. Uno dei problemi più importanti che la lotta all'inquinamento si trova a fronteggiare è quello della plastica che inquina i nostri mari. Secondo Greenpeace, si tratta di quasi 13 tonnellate all'anno: una contaminazione senza precedenti che uccide la flora e la fauna marine e che danneggia anche la salute degli esseri umani. Tante sono le soluzioni proposte e tutte mirano verso una verità forse scomoda da accettare: dobbiamo apportare qualche cambiamento ai nostri stili di vita. Finalmente, a questo scopo, si stanno attivando anche le aziende e i brand, spesso con campagne molto intelligenti e iniziative efficaci.

Prevedere le tendenze del marketing è sempre più difficile. E non solo perché la tecnologia che utilizziamo ogni giorno ha superato qualsiasi previsione potessimo fare qualche anno fa, ma anche perché la società e gli stili di consumo si sono evoluti a velocità crescente e continuano a farlo. Se qualcuno vi avesse detto, dieci anni fa, che le interazioni vocali con intelligenze artificiali sarebbero diventate un canale di marketing essenziale entro il 2020, probabilmente non ci avreste creduto. E questo non è neanche l'elemento più nuovo, complesso e ricco di potenziale del panorama contemporaneo. Quali sono, quindi, i marketing trend più importanti da sviluppare quest'anno? Di ritorno dalle vacanze estive e carichi di energia, abbiamo deciso di esaminarli insieme a voi.

Il marketing è uno dei settori più “fluidi” in assoluto. Sempre in movimento, sempre in evoluzione, influenzato dalla tecnologia, dai mutamenti sociali e dal cambiamento dei costumi, è quasi impossibile parlarne in modo astratto, senza inquadrarlo in un preciso momento. Per questo chi si occupa di marketing ha il dovere di aggiornarsi continuamente sulle ultime tendenze e sulle nuove tecnologie. Ci sono settori del marketing che sembrano fatti apposta per stimolare la creatività e favorire il coinvolgimento del pubblico, mentre altri sembrano faticare a ottenere gli stessi risultati. Fra i primi si contano soprattutto gli esempi di marketing B2B, mentre il marketing B2C sembra destinato a restare per lo più nella seconda categoria. Che cosa distingue questi due tipi di marketing? Il gusto che il cliente prova nello scoprire nuovi contenuti. È possibile ottenere lo stesso effetto con il marketing B2C?

Oggi parliamo di media: la scelta delle piattaforme su cui articolare una campagna è fondamentale e richiede un’analisi approfondita. È fin troppo facile tracciare una linea netta fra vecchi” e nuovi media e stabilire che i primi (che comprendono la radio, la tv e i giornali) sono ormai obsoleti e rappresentano un costo inutile, mentre i secondi (tutto ciò che esiste online) sono il solo e unico futuro del marketing. A volte, quando si sceglie il posizionamento media della propria campagna, un approccio di marketing ibrido, che comprenda vecchi e nuovi media, può essere l’idea migliore. Un esempio perfetto ce lo fornisce il confronto fra due campagne di brand legati al cibo, che hanno sperimentato con due approcci diversi sul mercato australiano. McDonald’s ha tentato di “svecchiare” il proprio marketing affidandosi esclusivamente ai canali online, mentre Delivery Hero ha scelto un approccio combinato, nel quale vecchi e nuovi media si rafforzano a vicenda. Vediamo insieme gli effetti di entrambe le campagne.

Avete presente quel compagno di scuola che non studiava mai, usciva tutte le sere e prendeva comunque i voti più alti? Tutti ne abbiamo avuto uno. Ecco, Thom Yorke è così, ma per il marketing. Generazioni di professionisti passano anni a studiare tecniche raffinatissime, a familiarizzare con le nuove piattaforme, a pianificare ogni campagna con precisione millimetrica, com un rigore decisivo ai mondiali. E poi arriva lui, con l’aria di uno capitato lì per caso, e piazza un tiro all’incrocio dei pali che lascia tutti a bocca aperta. Kid A, per esempio, fu il primo album a essere promosso esclusivamente online e In Rainbows il primo a essere offerto con modalità di pagamento "a offerta" da parte dei fan. Che cosa ha fatto il frontman dei Radiohead per attirare l’attenzione sulle sue ultime fatiche da solista? Ha promosso una startup.

“Guerrilla marketing” è un termine un po’ abusato al giorno d’oggi, come tutte le “buzzword” che prendono piede in un certo settore e vengono associate a successi commerciali. Il motivo per cui tutti si appropriano di questo termine, oggi, è che lo si associa a un aumento delle vendite, ma spesso ci si dimentica completamente che, per poter arrivare a questo risultato, una buona campagna di guerrilla marketing deve prima concentrarsi sull’aumentare l’interesse, la risposta emotiva del cliente verso il prodotto. Il secondo elemento di grande fascinazione, ovviamente, sono i costi bassissimi. Questi sono particolarmente apprezzati da chi si occupa di retail, settore nel quale l’ottimizzazione della spesa è particolarmente importante – visto che le spese vive non possono mai scendere sotto una certe cifra. Naturalmente ogni settore specifico si presta a tecniche di guerrilla marketing diverse. In questo post ci occuperemo di esaminare le campagne di guerrilla marketing più efficaci per i retailer del settore dell’abbigliamento.