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In un mercato sempre più saturo, si cresce spostando l’attenzione su nuove forme di comunicazione, non si vende più solo il prodotto, ma si parla di marketing esperienziale ed emozionale.

Guru.marketing resta sempre aggiornato in materia di marketing bancario e marketing finanziario digitale, seguendone gli sviluppi, per proporre ai suoi clienti strategie che saranno i trend del settore. Utilizziamo tutti gli asset a disposizione del cliente per pianificare strategie digital, direct e guerrilla marketing.

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A cosa serve il marketing esperienziale? La risposta è nella definizione stessa: a ridefinire l’esperienza che il cliente ha del prodotto e, di conseguenza, la sua attitudine verso il prodotto stesso e il brand. A una prima analisi potrebbe venire in mente di applicare questa filosofia solo a prodotti che, nella nostra immaginazione, costituiscono di per sé delle “esperienze”, come i viaggi, il cibo o i videogiochi. Questa visione, tuttavia, limita notevolmente le prospettive di applicazione del marketing esperienziale. Se ci fermiamo un attimo a considerare la nostra vita e il modo in cui è organizzata la società, ci accorgeremo che tutto è “esperienza”, anche ciò che ci sembra freddo o meccanico. Occorre solo mettersi d’accordo su cosa si intende per “esperienza di un brand”. Prendiamo a esempio il settore finanziario: come definiamo la nostra “esperienza” di un gruppo bancario o di un pacchetto di servizi? Solo in base al tempo che passiamo effettivamente negli uffici degli istituti in questione, o magari interagendo virtualmente con una piattaforma di home banking? Diverse campagne attuate nel settore ci dimostrano sono molti altri gli elementi che contribuiscono a definire la nostra “esperienza” di un prodotto finanziario.

E-commerce: le strategie di cui non puoi fare a meno La rivoluzione digitale non è più una sorpresa per nessuno, eppure ancora non riusciamo a tenere il passo. Un esempio? L’e-commerce, che è passato in pochi anni da curiosa novità a canale standard per fare acquisti e che oggi, grazie all’evoluzione di nuove tecnologie digitali, cambia volto a un ritmo frenetico. Le più grandi novità degli ultimi anni si sono registrate nel settore degli analytics e nella possibilità di utilizzare i dati per migliorare le vendite, rilanciare brand e conquistare nuovi settori di mercato. O meglio: tutto questo era possibile anche prima – si tratta, ovviamente, di tecniche che il marketing utilizza da decenni – ma negli ultimi anni questi strumenti hanno smesso di essere il privilegio di poche grandissime aziende e sono diventati più semplici, più comuni, alla portata di qualsiasi brand con uno store online. Per questo, oggi parleremo di strategie di digital merchandising, ovvero di come incrementare le vendite di un e-commerce. Ecco alcune tecniche che tutti i brand possono utilizzare per rilanciare il proprio store online.

Il proximity marketing è uno degli strumenti più popolari del momento – ancora avvolto da una certa patina di novità nonostante se ne parli già da diversi anni. Se ci pensiamo, tuttavia, il concetto che sta alla base di questo tipo di comunicazione commerciale non è affatto nuovo. Anzi, possiamo dire che si tratti di una delle più antiche e semplici idee da che esiste il marketing: “catturare” il cliente con un’offerta, proprio nel momento in cui è predisposto a effettuare un acquisto. Non è nuova neanche l’idea di applicare le basi del proximity marketing alle banche e soprattutto alle estensioni automatizzate dei loro servizi: i bancomat. Da molti anni ormai quella fra bancomat e supermercati o centri commerciali è una delle più fortunate relazioni simbiotiche dai tempi delle anemoni di mare e dei pesci pagliaccio. Il meccanismo è talmente intuitivo che ci si sente quasi offesi a vederlo spiegato: chi si reca presso un centro commerciale o un grande rivenditore, probabilmente ha in mente di fare un acquisto. Se ha la possibilità di ritirare dei contanti, potrà fare anche acquisti che non aveva programmato o spendere più di quanto previsto. Questo si traduce in un aumento del volume d’affari per il rivenditore e in un guadagno sulle commissioni per l’istituto che installa il bancomat. Niente di nuovo, eppure anche questo è, in forma primitiva, proximity marketing.

Come abbiamo già detto diverse volte, uno degli aspetti più delicati del marketing nel settore finanziario sono le linee guida estremamente rigide su ciò che i messaggi possono contenere. Il linguaggio della promozione spesso fa appello a concetti molto ampi, che si prestano a interpretazioni diverse, per andare a toccare le corde dell’emotività e dell’immaginazione: ebbene, fare tutto questo con i prodotti finanziari può risultare particolarmente difficile. Le informazioni devono essere inequivocabili, i messaggi chiari e mai ambigui. E, nonostante questo, il nostro dovere di marketer è andare a toccare ugualmente proprio quelle corde legate all’emotività e all’immaginazione, per stimolare una reazione profonda al nostro messaggio. Come è possibile ottenere questi risultati? Il guerrilla marketing ci viene in aiuto con una serie di ottime possibilità.

Il settore finanziario ha un problema che non si presenta quasi in nessun altro settore commerciale: la disparità di competenza fra chi vende un servizio e chi lo acquista. In pochissimi ambiti capita che chi ha bisogno di usufruire di un servizio abbia così pochi strumenti per valutarne la qualità. Nella maggior parte dei casi si acquistano beni e servizi di cui si comprende più o meno bene il funzionamento (un abito, un viaggio, un elettrodomestico) e gli acquisti più “specializzati” sono riservati a un pubblico di nicchia e competente (strumenti musicali, imbarcazioni, apparecchiature industriali). Quando si tratta di servizi finanziari, tuttavia, ad averne bisogno è spesso il pubblico generale, che non è in grado di comprenderne il funzionamento. A venderli, invece, è una classe altamente specializzata, che raramente riesce a comunicarli correttamente. Questa disparità ha generato forti richiami alla trasparenza e alla semplificazione dei messaggi. Chi si occupa di marketing del settore finanziario, quindi, si trova a dover comunicare con un pubblico desideroso di ricevere informazioni e di comprendere il prodotto, ma che non sempre riesce ad accedere alle giuste fonti. In questa situazione, è essenziale pensare in modo creativo, per ideare strategie di marketing efficaci che sappiano rompere il ciclo di incomunicabilità fra le due parti.

Esistono settori che per il marketing risultano particolarmente ostici. Ogni giovane studente di marketing, prima di iniziare a lavorare, sogna di trovarsi a gestire campagne per brand di moda, tecnologia o cosmetica – tutti argomenti generalmente considerati “sexy” dal punto di vista del marketing. Con questo genere di campagne è possibile lasciar correre la creatività e sperimentare tecniche diverse, legate alla sfera emozionale, come il marketing esperienziale. Chi ha un po’ di esperienza, tuttavia, sa che la creatività si dimostra davvero quando ci si trova alle prese con prodotti ai quali il pubblico non associa naturalmente una risposta emotiva forte. Uno degli esempi più evidenti è quello del settore finanziario, da sempre percepito come “complicato” e difficile da associare a una personalità o a una condizione emotiva. D’altra parte ciò che ci si aspetta da un prodotto finanziario è che sia sicuro, non che sia appassionante o divertente. Questo vuol dire che alla base stessa della comunicazione c’è un concetto che rappresenta una sfida comunicativa. Inoltre questo ambito è soggetto a regole molto rigide che pongono limiti precisi a ciò che si può e non si può dire nella comunicazione. Come possiamo applicare una tecnica ad alto impatto emozionale come il marketing esperienziale a un settore apparentemente arido come quello finanziario? Ci sono diversi modi di affrontare il problema.

L’aumento della concorrenza nel settore finanziario rende sempre più importante la costruzione di una clientela fidelizzata e coinvolta. Il problema, tuttavia, si crea nel momento in cui bisogna pianificare delle strategie pratiche per ottenere questo risultato. In qualsiasi altro settore, la differenziazione dell’offerta avrebbe un ruolo essenziale nella definizione della competitività e quindi nella distribuzione del mercato, ma il settore finanziario funziona secondo regole proprie. Differenziare le offerte non è possibile, se non all’interno di limiti molto rigidi e certamente non con un margine sufficiente a rendere un brand nettamente migliore di un altro. Questo rende estremamente difficile spostare fasce consistenti di clientela dall’uno all’altro. Come può dunque un brand finanziario acquisire nuovi clienti e accrescere la propria presenza sul mercato? La partita, in questo caso, si gioca interamente sul terreno del servzio.

Volete bene alla vostra banca? Può sembrare una domanda strana, eppure su questo genere di emozioni si basa gran parte del marketing degli istituti di credito e dei prodotti finanziari degli ultimi anni. Tutti conosciamo, per esempio, il payoff “la mia banca è differente” – forse il primo o almeno il più riuscito esempio di marketing emozionale abbinato al settore finanziario in Italia. Per quanto possa non essere un collegamento intuitivo, il marketing emozionale è molto più importante per una banca che non - ad esempio - per un brand di abbigliamento. Il perché è presto spiegato. Mentre nella moda le nicchie di mercato e le diverse targettizzazioni derivano almeno in parte dal prodotto stesso (casual o formale, abiti da sposa o da lavoro, abbigliamento sportivo o per bambini), nel caso dei prodotti finanziari la differenza fra i diversi brand è trascurabile. Le leggi che regolano la vendita di prodotti finanziari prevedono limiti rigidi a ciò che può essere offerto e a come i servizi debbano essere descritti al pubblico, nell’interesse della corretta informazione. Questo vuol dire che, per ogni categoria di servizio, gli analisti di tutte le banche e le finanziarie hanno fatto un calcolo allo scopo di bilanciare ciò che è vendibile con ciò che è proficuo per l’azienda, e sono giunti agli stessi risultati. In un mercato di servizi che di fatto si equivalgono, la connessione personale e umana con il target è tutto. Per questo il marketing emozionale si rivela indispensabile.

La fidelizzazione del cliente è una delle preoccupazioni principali di tutti i brand, in ogni settore, compreso quello finanziario. Quasi nessun modello di business è sostenibile senza clienti che ritornino periodicamente a rivolgersi allo stesso marchio e che magari se ne facciano anche ambasciatori, dando vita a quel “passaparola” che da sempre è un balsamo per i bilanci delle aziende. Per ottenere la tanto desiderata fidelizzazione, le aziende hanno messo in atto le più diverse strategie, cercando di invogliare e poi premiare gli acquisti ripetuti con sconti, bonus, premi speciali e offerte combinate. Fra le strategie più popolari ci sono i programmi di partnership con altri brand, che prevedono la possibilità, per i clienti affezionati, di godere di sconti e vantaggi non solo presso l’azienda che lancia il programma, ma anche verso le aziende partner.