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Guru.marketing ti offre una raccolta di strumenti per nuotare nel mare del digital marketing retail. Porre il consumatore al centro della scena attraverso il marketing emozionale ed esperienziale non è più una scelta. Ma non spaventarti, se hai un negozio, un franchising o un supermercato, ci abbiamo pensato noi a darti i suggerimenti adatti alla tua strategia di marketing retail. Preparati a ricevere tutte le informazioni più creative e originali riguardanti guerrilla marketing, strategie digital e direct.

Siamo i primi in Europa a proporre campagne drive to store con l’approccio PAY PER VISIT. Paga solo per i clienti che ricevi !

Che cos’è che ci spinge a fare acquisti “d’impulso”? Perché entriamo in un centro commerciale con l’idea di comprare finalmente le pile di ricambio per il telecomando e magari quella nuova chiavetta usb che ci serve da mesi, per poi tornare a casa con due nuovi titoli per l’Xbox, delle casse portatili per lo smartphone e un drone? Ok, forse questo esempio è un po’ estremo, ma tutti conosciamo questo genere di esperienza. Ci si ripromette di comprare solo l’essenziale e invece si acquista il superfluo. Naturalmente, dal punto di vista dei retailer, questo è un fenomeno non solo desiderabile, ma anche accuratamente programmato, che si pianifica in ogni aspetto della gestione del punto vendita. Mettiamoci quindi dall’altra parte e adottiamo la prospettiva di chi voglia massimizzare questo tipo di acquisti e fare in modo che una percentuale crescente dei clienti lasci il negozio solo dopo aver acquistato più articoli. Da dove cominciare? Abbiamo qualche consiglio pratico e organizzativo da condividere con voi.

La maggior parte di noi sono cresciuti in un mondo in cui brand e negozi si dividevano in due categorie: quelli che potevano permettersi di fare pubblicità in televisione e sui principali giornali e quelli che non potevano permetterselo. Questa distinzione era molto netta e la differenza di valore e reputazione nelle due categorie era ovvia. La globalizzazione e il cambiamento dei consumi culturali, con l’avvento dei media digitali, hanno cambiato questo scenario in modo permanente. Oggi la capacità di raggiungere il pubblico sui canali online è fondamentale per piccoli e grandi brand e può fare la differenza nel successo o nel declino dei retailer tradizionali. Questa è un’ottima notizia per le piccole e medie imprese del settore, che si trovano a poter livellare lo squilibrio rispetto alla concorrenza. A questo punto la vera domanda è: come si effettua il “salto” dal digitale all’esperienza instore? In questo può aiutarci una buona strategia di digital marketing.

“Guerrilla marketing” è un termine un po’ abusato al giorno d’oggi, come tutte le “buzzword” che prendono piede in un certo settore e vengono associate a successi commerciali. Il motivo per cui tutti si appropriano di questo termine, oggi, è che lo si associa a un aumento delle vendite, ma spesso ci si dimentica completamente che, per poter arrivare a questo risultato, una buona campagna di guerrilla marketing deve prima concentrarsi sull’aumentare l’interesse, la risposta emotiva del cliente verso il prodotto. Il secondo elemento di grande fascinazione, ovviamente, sono i costi bassissimi. Questi sono particolarmente apprezzati da chi si occupa di retail, settore nel quale l’ottimizzazione della spesa è particolarmente importante – visto che le spese vive non possono mai scendere sotto una certe cifra. Naturalmente ogni settore specifico si presta a tecniche di guerrilla marketing diverse. In questo post ci occuperemo di esaminare le campagne di guerrilla marketing più efficaci per i retailer del settore dell’abbigliamento.

In questa rubrica abbiamo parlato spesso di grandi retailer e centri commerciali. Intorno a questi spazi si sono consolidate le nostre abitudini di acquisto negli ultimi decenni, creando anche specifiche modalità di interazione sociale e opportunità di intrattenimento. Oggi i grandi outlet, i centri commerciali e i grandi conglomerati dello shopping stanno morendo, soppiantati dagli acquisti online e – in misura minore – anche da un consapevole ritorno ai piccoli negozi. Negli USA il fenomeno è più rapido che da noi ed è proprio per questo che la prima soluzione apparentemente sensata ci arriva proprio da oltreoceano. Per salvare queste strutture dalla inesorabile emorragia di negozi e garantire un afflusso di pubblico sufficiente a quelli che rimangono, si è mobilitato il settore più alto dell’industria immobiliare. Sono sempre più numerosi, infatti, i proprietari dei terreni e degli edifici sui quali sorgono questi grandi complessi che hanno deciso di trasformare i centri commerciali in uffici.

I grandi retailer, già da tempo, faticano e tenere testa alla concorrenza delle nuove modalità di distribuzione, che sembrano destinate a cambiare per sempre le abitudini di acquisto. L’e-commerce, ovviamente, è la “minaccia” più nota e temuta, ma non bisogna sottovalutare i modelli di distribuzione alternativa che non operano sul web. In particolare, nel settore dei cosmetici e prodotti per la casa, sta esplodendo il successo dei cosiddetti “self service drug store” – quelli che in inglese si chiamano semplicemente “kiosk”. In Italia il marchio più noto del settore è Acqua & Sapone, un brand che fa capo a molte altre sotto-denominazioni del settore, mentre fra i brand principali che coprono questo settore all’estero ci sono Boots (UK) e Rossmann (Germania). Cosa possiamo aspettarci per il futuro? In che modo i retailer possono primeggiare in un contesto di sempre maggiore automatizzazione dell’interazione con il cliente?

I centri commerciali fanno ormai parte del passato” questo ha detto qualche tempo fa Jeff Bezos, CEO di Amazon e uomo più ricco del mondo, in un’intervista a Wired. E c’è da credere che i proprietari delle grandi catene di retail abbiano iniziato a sudare freddo. Quando uno che aveva previsto l’Internet Of Things nel 1999 e l’ascesa dell’e-commerce nel 1995 predice la tua fine, non deve essere una bella giornata. Soprattutto quando i dati sembrano dargli ragione: le stime attuali, negli Stati Uniti, sembrano puntare verso una chiusura di quasi un quarto dei centri commerciali del paese. Nonostante questo, la fine del retail non è una profezia universalmente accettata: c’è anche chi si impegna per creare scenari diversi. Ecco come (e soprattutto perché).

Come si struttura una campagna per incrementare le vendite? Gli strumenti a nostra disposizione sono moltissimi ed è importante saperli utilizzare con cognizione di causa, per massimizzare l’impatto del messaggio. Come ogni marketer sa, ci sono diversi momenti dell’anno nei quali è opportuno mettere in campo questo tipo di promozioni. La stagionalità, lo sappiamo, è un elemento fondamentale del marketing di tutti i brand, grandi e piccoli. Molto spesso, tuttavia, nonostante alcune campagne siano abbondantemente pianificabili, ci troviamo di fronte a iniziative stagionali che sembrano assemblate all’ultimo momento e che non riescono a fare un buon uso degli strumenti a disposizione dei marketer. Oggi, per fornire una sana ispirazione a tutti i marketer, analizzeremo una case history positiva, che ci dimostra come utilizzare al meglio tutti i canali di comunicazione a disposizione di un grande retailer. Il soggetto del nostro studio è il gruppo Auchan, in particolare una campagna che è stata creata per il mercato francese a dicembre del 2015.