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Ti stai chiedendo se sia il momento giusto per iniziare a lavorare con un'agenzia di marketing o se sia meglio continuare a fare tutto "in casa"? Possiamo aiutarti! In questo articolo troverai:

  • I segnali che la tua azienda ha bisogno di lavorare con un'agenzia di marketing
  • Opzioni da considerare se pensi di non poterti permettere questo tipo di servizio
  • Le domande importanti da fare prima di iniziare a lavorare con un'agenzia di marketing

Il marketing del cibo, negli ultimi anni, ha raggiunto un livello di onnipresenza e complessità che nemmeno gli addetti ai lavori si aspettavano. Basta dare uno sguardo agli interi network televisivi e veri e propri imperi economici nati intorno a chef televisivi e brand culinari di ogni genere. Paradossalmente, è proprio ora, all’apice della crescita di questa industria, che è più difficile per i nuovi brand promuoversi in modo efficace: la concorrenza è spietata e i media sono saturi. Per farsi notare, quindi, occorre pensare in modo creativo e trovare soluzioni uniche e sorprendenti. Non c’è niente di male, ovviamente, a trarre un po’ di ispirazione dai brand già affermati, soprattutto perché molto spesso sono proprio questi a correre i rischi maggiori quando si tratta di promozione, e ad arruolare le migliori menti creative sul mercato.

Come si definisce l’identità di una città? Meglio ancora: come può una città definire la propria identità e il proprio brand in modo da influenzare la percezione del pubblico e creare un circolo virtuoso di turismo, impresa locale e senso di comunità? Sono diversi i fattori che trasformano un “luogo” in una “destinazione”, ovvero un qualcosa che semplicemente esiste in una meta verso la quale dirigersi. Il marketing territoriale serve proprio a influenzare questa trasformazione. A volte non si tratterà neanche di ricollocare il brand di un’intera città, ma semplicemente di rilanciare la reputazione di un quartiere dopo un intervento di riqualificazione urbana. Va detto, comunque, che creare in modo intenzionale un “brand” territoriale è un’operazione non priva di rischi. Siamo abituati a percepire l’identità di ogni luogo in base a quello che sappiamo della sua storia e delle sue caratteristiche. Questo tipo di “brand” non vengono costruiti, ma crescono in modo organico. Accelerare il processo o cercare di deviarne il corso rischia di lasciare dei vuoti nell’architettura identitaria del luogo. Come fare a integrare elementi di marketing territoriale nella vita della comunità locale senza commettere di questi errori? Occorre essere creativi e avere il coraggio di andare un po’ fuori dal seminato.

Come sappiamo, il guerrilla marketing si basa sulla promozione con tecniche non convenzionali e a basso budget di un prodotto o di un brand. Normalmente a trarre i massimi benefici da questa tecnica sono le PMI, che non possono permettersi grandi investimenti pubblicitari e hanno bisogno di ottenere risultati in tempi relativamente brevi. Eppure c’è un altro settore al quale il guerrilla marketing si adatta particolarmente bene: il marketing territoriale. In particolare, quella sotto-categoria del guerrilla marketing nota come ambient marketing sembra fatta apposta per agevolare la promozione di regioni, città e territori. D’altra parte si tratta di un connubio perfetto di forma e sostanza: si interviene sull’ambiente e, per una volta, ciò su cui si vuole attirare l’attenzione è proprio... l’ambiente. Ovviamente, se parliamo di marketing territoriale, tale ambiente deve essere associato a un’identità, a un set di valori e a determinate caratteristiche che si ha interesse a evidenziare.

Come si promuove un prodotto collegato principalmente a emozioni negative? Perché le assicurazioni, diciamolo, non sono esattamente una categoria di servizi che si possa facilmente associare all’allegria e alla spensieratezza, soprattutto se si spera di vendere a un pubblico di millennial (o qualsiasi definizione si voglia dare dei giovani fra i 18 e i 35 anni). Devono essersi posti queste domande, un paio d’anni fa i responsabili di marketing della compagnia di assicurazioni americana New York Life, specializzata in assicurazioni sulla vita. Questo genere di prodotti assicurativi sono particolarmente complessi da promuovere, dal momento che non c’è modo di aggirare il fatto che siano legati all’aver considerato eventualità non proprio piacevoli. In una campagna del 2016, dal titolo “Be Good At Life”, l’azienda americana è riuscita nel non facile intento di riuscire a legare questo prodotto a idee di ottimismo e positività.

Quali dovrebbero essere le caratteristiche di una efficace campagna di guerrilla marketing per il settore turistico? Prima di tutto la capacità di catturare le emozioni più forti che accompagnano l’idea del viaggio. Curiosità, eccitazione, gioia della scoperta o la sensazione appagante di godersi finalmente un po’ di meritato relax. L’importante è comunicare in modo unico, distinguersi dalla folla. Spesso, se parliamo di guerrilla marketing, tutto questo può essere fatto con un budget ridotto. In ambito turistico non occorre necessariamente promuovere mete esotiche o lontane. Anzi, valorizzare il turismo locale e il territorio sono senz’altro fra gli obiettivi più diffusi di molti operatori turistici, ma anche di istituzioni locali e compagnie di trasporti di ogni genere. Mentre le compagnie aeree tendono a promuovere soprattutto le destinazioni più lontane, capita infatti che quelle ferroviarie o di noleggio auto vogliano promuovere le tratte più brevi.

Volendo dare una definizione generica di guerrilla marketing, lo si potrebbe descrivere come una serie di attività promozionali che utilizzano tecniche insolite e a basso budget. A rendere particolarmente efficace questa tecnica, come si deduce dal nome, è l’effetto sorpresa. Guerrilla marketing vuol dire fare in modo che il brand emerga dove il cliente non si aspetta di trovarlo. Chiaramente questa tattica è efficace quando la sorpresa viene accolta positivamente dal cliente e non quando viene percepita come un tentativo di infilare un elemento di promozione commerciale nella sua quotidianità, in modo forzato. Come applicare tutto questo a un settore rigidamente regolato come quello assicurativo? Prima ancora: è utile pensare di adottare questo tipo di tattica nel settore delle assicurazioni? Noi pensiamo di sì. Ecco un esempio di guerrilla marketing efficace per il settore assicurativo.

L'inquinamento e il riscaldamento globale sono i temi più caldi del momento. Dai Fridays for Future alle manifestazioni che si moltiplicano in tutto il mondo, sempre più voci lanciano l'allarme sullo stato di salute del nostro pianeta. Uno dei problemi più importanti che la lotta all'inquinamento si trova a fronteggiare è quello della plastica che inquina i nostri mari. Secondo Greenpeace, si tratta di quasi 13 tonnellate all'anno: una contaminazione senza precedenti che uccide la flora e la fauna marine e che danneggia anche la salute degli esseri umani. Tante sono le soluzioni proposte e tutte mirano verso una verità forse scomoda da accettare: dobbiamo apportare qualche cambiamento ai nostri stili di vita. Finalmente, a questo scopo, si stanno attivando anche le aziende e i brand, spesso con campagne molto intelligenti e iniziative efficaci.

Quali sono i brand territoriali più forti? Verrebbe da pensare alle grandi metropoli occidentali e a qualche località nell’estremo oriente, ma la risposta è più complessa di così. I luoghi che possono dire di avere un brand davvero solido sono quelli che hanno lavorato per averlo, definendo non solo le caratteristiche da valorizzare, ma anche il pubblico al quale puntare e i “selling point” della propria proposta, per distinguersi dalla “concorrenza”. Le emozioni giocano un ruolo primario nella promozione territoriale e devono sempre essere considerate parte integrante della narrativa del brand. Quando si promuove un territorio, infatti, si promuovono valori, idee, sensazioni, storie e tradizioni, oltre che luoghi fisici. Come si costruisce una narrativa efficace per promuovere una città o una regione? L’esperienza ci insegna che i racconti più efficaci sono quelli che partono da una base autentica, non banalizzante, corale, appassionata e composta da più punti di vista. Il bello del marketing territoriale, infatti, è che non si deve ricorrere a nessun artificio per individuare le sfaccettature del “prodotto”: basta prendersi la briga di conoscerlo. Ogni luogo può essere raccontato da mille prospettive diverse e questo aiuta a differenziare l’offerta per fare appello a diversi profili-cliente, purché questi siano stati definiti con cura e attenzione in una fase preliminare.

Avete presente quel compagno di scuola che non studiava mai, usciva tutte le sere e prendeva comunque i voti più alti? Tutti ne abbiamo avuto uno. Ecco, Thom Yorke è così, ma per il marketing. Generazioni di professionisti passano anni a studiare tecniche raffinatissime, a familiarizzare con le nuove piattaforme, a pianificare ogni campagna con precisione millimetrica, com un rigore decisivo ai mondiali. E poi arriva lui, con l’aria di uno capitato lì per caso, e piazza un tiro all’incrocio dei pali che lascia tutti a bocca aperta. Kid A, per esempio, fu il primo album a essere promosso esclusivamente online e In Rainbows il primo a essere offerto con modalità di pagamento "a offerta" da parte dei fan. Che cosa ha fatto il frontman dei Radiohead per attirare l’attenzione sulle sue ultime fatiche da solista? Ha promosso una startup.

“Guerrilla marketing” è un termine un po’ abusato al giorno d’oggi, come tutte le “buzzword” che prendono piede in un certo settore e vengono associate a successi commerciali. Il motivo per cui tutti si appropriano di questo termine, oggi, è che lo si associa a un aumento delle vendite, ma spesso ci si dimentica completamente che, per poter arrivare a questo risultato, una buona campagna di guerrilla marketing deve prima concentrarsi sull’aumentare l’interesse, la risposta emotiva del cliente verso il prodotto. Il secondo elemento di grande fascinazione, ovviamente, sono i costi bassissimi. Questi sono particolarmente apprezzati da chi si occupa di retail, settore nel quale l’ottimizzazione della spesa è particolarmente importante – visto che le spese vive non possono mai scendere sotto una certe cifra. Naturalmente ogni settore specifico si presta a tecniche di guerrilla marketing diverse. In questo post ci occuperemo di esaminare le campagne di guerrilla marketing più efficaci per i retailer del settore dell’abbigliamento.

Il trade marketing si sta spostando rapidamente da una comunicazione prevalentemente informativa a una promozione basata sulle esperienze. D’altra parte era solo questione di tempo prima che ci si rendesse conto che una buona UX è fondamentale per qualsiasi brand e qualsiasi prodotto, senza distinzione fra ambito B2C e B2B. Anche nel trade marketing, quindi, non si tratta più solo di competere sul piano dei prezzi, ma sul valore dell’offerta e sulla qualità dell’esperienza che viene proposta al cliente. D’altra parte la competitività sul prezzo ha già raggiunto livelli difficilmente superabili da chi voglia comunque ottenere un profitto e competere su quel piano è una strategia destinata a perdere in partenza. Nel contesto contemporaneo, soddisfare i clienti è una sfida sempre più difficile per i brand, dal momento che le aspettative in ambito B2B continuano ad alzarsi e la concorrenza si fa spietata. Inoltre, focalizzarsi eccessivamente sui competitor rischia di far perdere di vista i punti di forza del brand. Il marketing esperienziale può aiutare a riequilibrare la strategia promozionale.

Chi si occupa di marketing, oggi, si trova davanti una sfida sempre più complessa. Da un lato bisogna creare messaggi che possano essere consumati in pochi secondi, durante un momento di attesa o mentre si consulta rapidamente un sito sullo smartphone. Dall’altro si richiedono sempre più spesso campagne ad alto contenuto emotivo, che restino impresse, che lascino il segno. Se poi si vuole raggiungere un livello di difficoltà ai limiti dell’impossibile, si può pensare di applicare questi due principi al marketing delle agenzie di assicurazioni. Riuscite a immaginare qualcosa di meno appassionante ed emotivo, ma anche qualcosa di meno adatto a essere spiegato in pochi secondi? È evidente, quindi, che i marketer che operano in questo settore abbiano un assoluto bisogno di pensare in modo creativo.

Il marketing tradizionale raramente ha reso un buon servizio all’industria farmaceutica. Con qualche eccezione qua e là, la maggior parte delle campagne che siamo abituati a vedere non rientrano esattamente nei parametri della memorabilità. E se, da una parte, ci si può sentire solidale con il marketer che sognava di creare scintillanti campagne per brand di altra moda e si è ritrovato a dover produrre idee originali sugli adesivi per dentiere, dall’altra sappiamo che è proprio quando le sfide sono più difficili che emerge il vero talento. Esaminiamo quindi le sfide principali che il marketing farmaceutico deve affrontare e scopriamo insieme quali soluzioni creative possono essere applicate nelle varie circostanze.

Il cibo è il prodotto per eccellenza, e come tale può sembrare la cosa più semplice da promuovere. Dopo tutto non è forse vero che tutti i nostri social sono invasi di foto di piatti più o meno artisticamente assemblati, che nei programmi tv ci sono più cuochi che telegiornali, che il food marketing è onnipresente e che il “foodporn” è una categoria fra le più frequentate su Instagram e i “foodie” sono una sottocultura in continua evoluzione? Ed è proprio perché il food marketing è così onnipresente che, nel contesto attuale, promuovere un brand alimentare con una strategia datata equivale a non promuoverlo affatto. Ed è proprio in questo settore, più che in qualsiasi altro, che il marketing esperienziale ci permette di fare davvero la differenza. Perché il cibo, rispetto agli altri prodotti, ha una marcia in più: si mangia. E quando si parla di esperienze, poter stimolare fisicamente un senso che gli altri prodotti normalmente non toccano è un vantaggio da non sottovalutare. Vediamo insieme come applicare tecniche di marketing esperienziale alla promozione dei prodotti alimentari.