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“Guerrilla marketing” è un termine un po’ abusato al giorno d’oggi, come tutte le “buzzword” che prendono piede in un certo settore e vengono associate a successi commerciali. Il motivo per cui tutti si appropriano di questo termine, oggi, è che lo si associa a un aumento delle vendite, ma spesso ci si dimentica completamente che, per poter arrivare a questo risultato, una buona campagna di guerrilla marketing deve prima concentrarsi sull’aumentare l’interesse, la risposta emotiva del cliente verso il prodotto. Il secondo elemento di grande fascinazione, ovviamente, sono i costi bassissimi. Questi sono particolarmente apprezzati da chi si occupa di retail, settore nel quale l’ottimizzazione della spesa è particolarmente importante – visto che le spese vive non possono mai scendere sotto una certe cifra. Naturalmente ogni settore specifico si presta a tecniche di guerrilla marketing diverse. In questo post ci occuperemo di esaminare le campagne di guerrilla marketing più efficaci per i retailer del settore dell’abbigliamento.

Il guerrilla marketing ha lo scopo di massimizzare l’esposizione di un brand o di un prodotto con una spesa relativamente contenuta. Il vero motore di questa forma di promozione, infatti, non è il budget, ma la creatività, l’originalità e la capacità di sorprendere, di lasciare a bocca aperta e di divertire. Siamo abituati a vedere questa tecnica applicata prevalentemente ai singoli brand, che mettono in atto campagne di guerrilla marketing in occasione del lancio di nuovi prodotti, indipendentemente dalla loro distribuzione, oppure ai grandi nomi del settore finanziario o delle telecomunicazioni. Raramente ci capita di vederla impiegata da chi si occupa di retail. Esistono tuttavia diversi modi in cui il guerrilla marketing può servire ad aumentare la visibilità e l’afflusso di clienti e di riflesso quindi le vendite della GDO.

Che cos’è che rende il guerrilla marketing così efficace? Che cos’è che affascina e incuriosisce, al punto da attrarre e mantenere la reazione di un passante casuale e farne uno spettatore e un potenziale cliente? Una gran parte del merito va all’interattività, o meglio alla percezione di interattività. Siamo sorpresi nel trovarci di fronte a un elemento che irrompe nel nostro quotidiano e che ci porta nella vita reale contenuti che normalmente vedremmo su uno schermo o una superficie stampata. Lo “sfondamento della quarta parete” e l’arrivo nel nostro spazio reale di un contenuto che normalmente non ne fa parte continuano a intrigarci e coinvolgerci. I fashion brand possono ottenere grandi vantaggi da questo meccanismo.