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Da quando TikTok è passato da social quasi “sperimentale” popolato solo di giovanissimi a fenomeno di costume globale, i brand hanno tentato, spesso senza successo, di farsi strada su questa piattaforma. Di fare pubblicità su Tik Tok. Adesso, finalmente, il social

L’industria della moda è da sempre all’avanguardia nello sviluppo e nell’utilizzo creativo di nuovi strumenti di marketing – e l’avvento del digitale non ha fatto eccezione. Dopo tutto moda, stile e creatività vanno spesso di pari passo e non di rado creano sinergie efficacissime per attrarre l’attenzione del pubblico. Fino a una decina d’anni fa esisteva una distinzione abbastanza invalicabile fra i grandissimi brand, quelli che potevano investire milioni in promozione, e quelli che, non potendoselo permettere, rimanevano relegati in contesti meno redditizi. Negli ultimi anni, tuttavia, queste prospettive si sono fatte più fluide. Certo, c’è ancora una differenza abissale fra Dior e un piccolo brand di streetwear metropolitano, ma non è più impossibile che anche chi non ha un budget enorme possa arrivare a un pubblico vasto. La rivoluzione digitale ha cambiato questo stato di cose, ma soprattutto ha cambiato il volto del pubblico, che adesso pretende dai brand molto più che una collezione interessante e un servizio fotografico originale.

Il settore finanziario non è noto per le sue attitudini rivoluzionarie né per la sua inclinazione al cambiamento, tanto nella sostanza quanto nella promozione. Tuttavia, in un ambito di concorrenza crescente e di servizi sempre meno differenziati e differenziabili, i brand e gli istituti di credito che non aggiornano i propri linguaggi rischiano di rimanere indietro e di perdere rapidamente clienti e quote di mercato. Gli utenti dei servizi finanziari sono sempre più giovani, sempre più informati, sempre più spesso nativi digitali che si aspettano di poter comunicare con chi fornisce loro prodotti e servizi in modo diretto e snello, attraverso canali digitali. Restare indietro vuol dire condannarsi a diventare progressivamente sempre meno rilevanti. Come strutturare una comunicazione digitale efficace per il settore finanziario? Abbiamo provato a tracciare una intera strategia di digital marketing in cinque punti.

I social media hanno completamente stravolto tanto il modo con cui ci relazioniamo con i brand, quanto quello con cui ci relazioniamo col cibo. Questi due cambiamenti di atteggiamento hanno un elemento molto importante in comune: l’emozione. D’altra parte tutte le nostre comunicazioni, nell’era dei social media, sono diventate molto più intense dal punto di vista emotivo. Ormai i messaggi che non provocano una reazione emozionale violenta non sembrano destinati a lasciare alcuna traccia né a catturare l’attenzione del consumatore. Le regole del gioco, dunque, sono cambiate: non si punta più a rendere popolare il brand, si punta a farlo amare. Che cosa succede quando le piattaforme a più alto impatto emotivo ovvero i social incontrano il prodotto a più alto impatto emotivo, ovvero il cibo? Succede che le emozioni diventano protagoniste assolute della comunicazione, nel bene e nel male.

Il trade marketing sta attraversando un’epoca d’oro di evoluzione digitale, scoprendo come le interazioni B2B possano essere enormemente favorite dall’impiego di piattaforme che facilitano la comunicazione e aiutano a ridurre le spese. Viaggi e spostamenti vengono ormai presi in considerazione solo quando strettamente necessari, liberando cospicui budget da investire in altri ambiti aziendali, tutto grazie all’ottimizzazione delle risorse che deriva da una buona campagna di promozione digitale o integrata (ovvero che utilizzi congiuntamente strumenti tradizionali e digitali per generare lead). Negli ultimi due anni, si sono registrate innovazioni epocali nell’ambito del marketing e per il prossimo futuro ci si aspetta che tecnologie come l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata e il machine learning giochino un ruolo sempre più di primo piano nella promozione B2B. Vediamo insieme alcuni dei trend più promettenti nell’ambito delle tecnologie digitali, e come questi possano essere applicati al trade marketing.

L’influencer marketing è uno degli strumenti promozionali più potenti del momento. Gli influencer si muovono all’interno di nicchie di pubblico precise e hanno spesso un seguito molto attento, composto da utenti che danno grande valore alle loro opinione. E, cosa ancora più importante, sono consapevoli che l’influencer promuoverà dei prodotti e non solo accettano di consumare contenuti promozionali, ma addirittura li ricercano: il sogno di ogni marketer! Se stai pensando di investire in influencer marketing per la tua azienda, ma non sai da dove cominciare, tieni presente queste semplici regole.

L’evoluzione del marketing, negli ultimi anni, ha assunto mille forme, ma ha seguito un trend comune: quello della creazione di un rapporto sempre più stretto fra brand e pubblico. La comunicazione non è più broadcasting, ma si muove in entrambe le direzioni, si alimenta di feedback e tendenze grazie ai social e a tutti i canali digitali, si riverbera nella vita reale e trova la sua massima espressione nell’integrazione di questi due mondi. Lo strumento perfetto, in questo senso, è il proximity marketing. E il settore della moda è forse quello che beneficia maggiormente di questa integrazione.

Il rebranding è una fase della vita di un'azienda che capita più spesso di quanto si creda. E non vuol dire necessariamente che un brand, fino a quel momento abbia sbagliato direzione o che i risultati ottenuti in termini di presenza sul mercato non siano stati positivi: il più delle volte il rebranding è il segno di un marchio che si evolve con i tempi per restare rilevante per il proprio pubblico. Ne è una prova il fatto che perfino il brand più solido del mondo ha affrontato più di un'operazione di rebranding, apportando continui aggiustamenti alla propria identità. Stiamo parlando di Google.

L'inquinamento e il riscaldamento globale sono i temi più caldi del momento. Dai Fridays for Future alle manifestazioni che si moltiplicano in tutto il mondo, sempre più voci lanciano l'allarme sullo stato di salute del nostro pianeta. Uno dei problemi più importanti che la lotta all'inquinamento si trova a fronteggiare è quello della plastica che inquina i nostri mari. Secondo Greenpeace, si tratta di quasi 13 tonnellate all'anno: una contaminazione senza precedenti che uccide la flora e la fauna marine e che danneggia anche la salute degli esseri umani. Tante sono le soluzioni proposte e tutte mirano verso una verità forse scomoda da accettare: dobbiamo apportare qualche cambiamento ai nostri stili di vita. Finalmente, a questo scopo, si stanno attivando anche le aziende e i brand, spesso con campagne molto intelligenti e iniziative efficaci.

La maggior parte di noi sono cresciuti in un mondo in cui brand e negozi si dividevano in due categorie: quelli che potevano permettersi di fare pubblicità in televisione e sui principali giornali e quelli che non potevano permetterselo. Questa distinzione era molto netta e la differenza di valore e reputazione nelle due categorie era ovvia. La globalizzazione e il cambiamento dei consumi culturali, con l’avvento dei media digitali, hanno cambiato questo scenario in modo permanente. Oggi la capacità di raggiungere il pubblico sui canali online è fondamentale per piccoli e grandi brand e può fare la differenza nel successo o nel declino dei retailer tradizionali. Questa è un’ottima notizia per le piccole e medie imprese del settore, che si trovano a poter livellare lo squilibrio rispetto alla concorrenza. A questo punto la vera domanda è: come si effettua il “salto” dal digitale all’esperienza instore? In questo può aiutarci una buona strategia di digital marketing.

Il marketing è uno dei settori più “fluidi” in assoluto. Sempre in movimento, sempre in evoluzione, influenzato dalla tecnologia, dai mutamenti sociali e dal cambiamento dei costumi, è quasi impossibile parlarne in modo astratto, senza inquadrarlo in un preciso momento. Per questo chi si occupa di marketing ha il dovere di aggiornarsi continuamente sulle ultime tendenze e sulle nuove tecnologie. Ci sono settori del marketing che sembrano fatti apposta per stimolare la creatività e favorire il coinvolgimento del pubblico, mentre altri sembrano faticare a ottenere gli stessi risultati. Fra i primi si contano soprattutto gli esempi di marketing B2B, mentre il marketing B2C sembra destinato a restare per lo più nella seconda categoria. Che cosa distingue questi due tipi di marketing? Il gusto che il cliente prova nello scoprire nuovi contenuti. È possibile ottenere lo stesso effetto con il marketing B2C?

I grandi retailer, già da tempo, faticano e tenere testa alla concorrenza delle nuove modalità di distribuzione, che sembrano destinate a cambiare per sempre le abitudini di acquisto. L’e-commerce, ovviamente, è la “minaccia” più nota e temuta, ma non bisogna sottovalutare i modelli di distribuzione alternativa che non operano sul web. In particolare, nel settore dei cosmetici e prodotti per la casa, sta esplodendo il successo dei cosiddetti “self service drug store” – quelli che in inglese si chiamano semplicemente “kiosk”. In Italia il marchio più noto del settore è Acqua & Sapone, un brand che fa capo a molte altre sotto-denominazioni del settore, mentre fra i brand principali che coprono questo settore all’estero ci sono Boots (UK) e Rossmann (Germania). Cosa possiamo aspettarci per il futuro? In che modo i retailer possono primeggiare in un contesto di sempre maggiore automatizzazione dell’interazione con il cliente?

Come si struttura una campagna per incrementare le vendite? Gli strumenti a nostra disposizione sono moltissimi ed è importante saperli utilizzare con cognizione di causa, per massimizzare l’impatto del messaggio. Come ogni marketer sa, ci sono diversi momenti dell’anno nei quali è opportuno mettere in campo questo tipo di promozioni. La stagionalità, lo sappiamo, è un elemento fondamentale del marketing di tutti i brand, grandi e piccoli. Molto spesso, tuttavia, nonostante alcune campagne siano abbondantemente pianificabili, ci troviamo di fronte a iniziative stagionali che sembrano assemblate all’ultimo momento e che non riescono a fare un buon uso degli strumenti a disposizione dei marketer. Oggi, per fornire una sana ispirazione a tutti i marketer, analizzeremo una case history positiva, che ci dimostra come utilizzare al meglio tutti i canali di comunicazione a disposizione di un grande retailer. Il soggetto del nostro studio è il gruppo Auchan, in particolare una campagna che è stata creata per il mercato francese a dicembre del 2015.

E-commerce: le strategie di cui non puoi fare a meno La rivoluzione digitale non è più una sorpresa per nessuno, eppure ancora non riusciamo a tenere il passo. Un esempio? L’e-commerce, che è passato in pochi anni da curiosa novità a canale standard per fare acquisti e che oggi, grazie all’evoluzione di nuove tecnologie digitali, cambia volto a un ritmo frenetico. Le più grandi novità degli ultimi anni si sono registrate nel settore degli analytics e nella possibilità di utilizzare i dati per migliorare le vendite, rilanciare brand e conquistare nuovi settori di mercato. O meglio: tutto questo era possibile anche prima – si tratta, ovviamente, di tecniche che il marketing utilizza da decenni – ma negli ultimi anni questi strumenti hanno smesso di essere il privilegio di poche grandissime aziende e sono diventati più semplici, più comuni, alla portata di qualsiasi brand con uno store online. Per questo, oggi parleremo di strategie di digital merchandising, ovvero di come incrementare le vendite di un e-commerce. Ecco alcune tecniche che tutti i brand possono utilizzare per rilanciare il proprio store online.