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Da quando TikTok è passato da social quasi “sperimentale” popolato solo di giovanissimi a fenomeno di costume globale, i brand hanno tentato, spesso senza successo, di farsi strada su questa piattaforma. Di fare pubblicità su Tik Tok. Adesso, finalmente, il social

L’industria della moda è da sempre all’avanguardia nello sviluppo e nell’utilizzo creativo di nuovi strumenti di marketing – e l’avvento del digitale non ha fatto eccezione. Dopo tutto moda, stile e creatività vanno spesso di pari passo e non di rado creano sinergie efficacissime per attrarre l’attenzione del pubblico. Fino a una decina d’anni fa esisteva una distinzione abbastanza invalicabile fra i grandissimi brand, quelli che potevano investire milioni in promozione, e quelli che, non potendoselo permettere, rimanevano relegati in contesti meno redditizi. Negli ultimi anni, tuttavia, queste prospettive si sono fatte più fluide. Certo, c’è ancora una differenza abissale fra Dior e un piccolo brand di streetwear metropolitano, ma non è più impossibile che anche chi non ha un budget enorme possa arrivare a un pubblico vasto. La rivoluzione digitale ha cambiato questo stato di cose, ma soprattutto ha cambiato il volto del pubblico, che adesso pretende dai brand molto più che una collezione interessante e un servizio fotografico originale.

I media mainstream, soprattutto in Italia, si divertono a ironizzare sulla “professione di youtuber” e sullo stereotipo dell’adolescente che sogna di avere un canale Youtube di successo invece di un lavoro. Capita però che, così facendo, i professionisti di che

I social media hanno completamente stravolto tanto il modo con cui ci relazioniamo con i brand, quanto quello con cui ci relazioniamo col cibo. Questi due cambiamenti di atteggiamento hanno un elemento molto importante in comune: l’emozione. D’altra parte tutte le nostre comunicazioni, nell’era dei social media, sono diventate molto più intense dal punto di vista emotivo. Ormai i messaggi che non provocano una reazione emozionale violenta non sembrano destinati a lasciare alcuna traccia né a catturare l’attenzione del consumatore. Le regole del gioco, dunque, sono cambiate: non si punta più a rendere popolare il brand, si punta a farlo amare. Che cosa succede quando le piattaforme a più alto impatto emotivo ovvero i social incontrano il prodotto a più alto impatto emotivo, ovvero il cibo? Succede che le emozioni diventano protagoniste assolute della comunicazione, nel bene e nel male.

Il marketing del settore farmaceutico ha non pochi problemi con la creatività. Se da un lato è vero che si tratta di un ambito dai regolamenti ferrei in tema di informazione e comunicazione, dall’altro è anche innegabile che spesso i messaggi siano mal confezionati e, di conseguenza, poco efficaci. Spesso, per evitare di trasgredire alle giuste norme sull’informazione farmaceutica, i brand scelgono di andare sul sicuro, con il risultato che la maggior parte degli spot e delle pubblicità stampate di questo settore sembrano cloni prodotti in serie. Bisogna dunque rassegnarsi alla comunicazione noiosa e ai messaggi inefficaci? Non è detto. Esistono possibilità alternative, che sfruttano metodi di promozione non convenzionali.

Il trade marketing sta attraversando un’epoca d’oro di evoluzione digitale, scoprendo come le interazioni B2B possano essere enormemente favorite dall’impiego di piattaforme che facilitano la comunicazione e aiutano a ridurre le spese. Viaggi e spostamenti vengono ormai presi in considerazione solo quando strettamente necessari, liberando cospicui budget da investire in altri ambiti aziendali, tutto grazie all’ottimizzazione delle risorse che deriva da una buona campagna di promozione digitale o integrata (ovvero che utilizzi congiuntamente strumenti tradizionali e digitali per generare lead). Negli ultimi due anni, si sono registrate innovazioni epocali nell’ambito del marketing e per il prossimo futuro ci si aspetta che tecnologie come l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata e il machine learning giochino un ruolo sempre più di primo piano nella promozione B2B. Vediamo insieme alcuni dei trend più promettenti nell’ambito delle tecnologie digitali, e come questi possano essere applicati al trade marketing.

Come facevamo a consumare un pasto quando non esisteva Instagram? Anche i più severi censori della mania di fotografare il cibo, ogni tanto, cedono alla tentazione di condividere le immagini del proprio pranzo online. Non rimproveriamoli troppo: è l’evoluzione di un istinto naturale, ovvero l’istinto a socializzare intorno al cibo. Solo che, in un momento storico in cui la nostra rete sociale non è più limitata dalla necessità della compresenza fisica, per utilizzare il nostro toast all’avocado come elemento di socializzazione dobbiamo condividerlo con qualche milione di sconosciuti (e un migliaio di amici). Questo ragionamento è paradossale, ma si tratta di uno scherzo solo fino a un certo punto, poiché mette in evidenza un elemento molto importante per chi si occupa di ristorazione, ovvero il fatto che la qualità del cibo non basta più, di per sé, a soddisfare tutte le esigenze del consumatore. Capire questo principio è fondamentale per tutti i brand e gli esercizi commerciali del settore che ambiscano a fidelizzare i clienti.

L’evoluzione del marketing, negli ultimi anni, ha assunto mille forme, ma ha seguito un trend comune: quello della creazione di un rapporto sempre più stretto fra brand e pubblico. La comunicazione non è più broadcasting, ma si muove in entrambe le direzioni, si alimenta di feedback e tendenze grazie ai social e a tutti i canali digitali, si riverbera nella vita reale e trova la sua massima espressione nell’integrazione di questi due mondi. Lo strumento perfetto, in questo senso, è il proximity marketing. E il settore della moda è forse quello che beneficia maggiormente di questa integrazione.

Il rebranding è una fase della vita di un'azienda che capita più spesso di quanto si creda. E non vuol dire necessariamente che un brand, fino a quel momento abbia sbagliato direzione o che i risultati ottenuti in termini di presenza sul mercato non siano stati positivi: il più delle volte il rebranding è il segno di un marchio che si evolve con i tempi per restare rilevante per il proprio pubblico. Ne è una prova il fatto che perfino il brand più solido del mondo ha affrontato più di un'operazione di rebranding, apportando continui aggiustamenti alla propria identità. Stiamo parlando di Google.

La maggior parte di noi sono cresciuti in un mondo in cui brand e negozi si dividevano in due categorie: quelli che potevano permettersi di fare pubblicità in televisione e sui principali giornali e quelli che non potevano permetterselo. Questa distinzione era molto netta e la differenza di valore e reputazione nelle due categorie era ovvia. La globalizzazione e il cambiamento dei consumi culturali, con l’avvento dei media digitali, hanno cambiato questo scenario in modo permanente. Oggi la capacità di raggiungere il pubblico sui canali online è fondamentale per piccoli e grandi brand e può fare la differenza nel successo o nel declino dei retailer tradizionali. Questa è un’ottima notizia per le piccole e medie imprese del settore, che si trovano a poter livellare lo squilibrio rispetto alla concorrenza. A questo punto la vera domanda è: come si effettua il “salto” dal digitale all’esperienza instore? In questo può aiutarci una buona strategia di digital marketing.

In un settore come quello turistico, la creazione di una connessione emozionale con il cliente è assolutamente fondamentale. Le motivazioni personali che spingono ognuno di noi a viaggiare sono profondamente diverse e si traducono in una varietà di comportamenti e atteggiamenti che gli operatori di questa industria devono essere in grado di comprendere e intercettare. Quando questo contatto è stabilito nel modo giusto, i risultati in termini di crescita e quindi di utili possono essere stupefacenti. Spesso, quando si parla di marketing emozionale, si tende a pensare a campagne un po’ manipolatorie, che puntano a generare emozioni non sempre interamente positive. Il marketing emozionale nel settore turistico, tuttavia, ha stabilito nuovi standard, focalizzando su contenuti atti a ispirare più che a commuovere – come è facile capire quando si leggono gli innumerevoli blog di viaggio esistenti in qualsiasi lingua.