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Il primo impatto del deepfake sulle nostre vite è stato abbastanza traumatico, ammettiamolo. Ma può essere il deepfake uno strumento di marketing? Uno dei primi video deepfake a diventare virali è stato quello di Barak Obama, nel quale la voce di

Il marketing del cibo, negli ultimi anni, ha raggiunto un livello di onnipresenza e complessità che nemmeno gli addetti ai lavori si aspettavano. Basta dare uno sguardo agli interi network televisivi e veri e propri imperi economici nati intorno a chef televisivi e brand culinari di ogni genere. Paradossalmente, è proprio ora, all’apice della crescita di questa industria, che è più difficile per i nuovi brand promuoversi in modo efficace: la concorrenza è spietata e i media sono saturi. Per farsi notare, quindi, occorre pensare in modo creativo e trovare soluzioni uniche e sorprendenti. Non c’è niente di male, ovviamente, a trarre un po’ di ispirazione dai brand già affermati, soprattutto perché molto spesso sono proprio questi a correre i rischi maggiori quando si tratta di promozione, e ad arruolare le migliori menti creative sul mercato.

I media mainstream, soprattutto in Italia, si divertono a ironizzare sulla “professione di youtuber” e sullo stereotipo dell’adolescente che sogna di avere un canale Youtube di successo invece di un lavoro. Capita però che, così facendo, i professionisti di che

Il settore finanziario non è noto per le sue attitudini rivoluzionarie né per la sua inclinazione al cambiamento, tanto nella sostanza quanto nella promozione. Tuttavia, in un ambito di concorrenza crescente e di servizi sempre meno differenziati e differenziabili, i brand e gli istituti di credito che non aggiornano i propri linguaggi rischiano di rimanere indietro e di perdere rapidamente clienti e quote di mercato. Gli utenti dei servizi finanziari sono sempre più giovani, sempre più informati, sempre più spesso nativi digitali che si aspettano di poter comunicare con chi fornisce loro prodotti e servizi in modo diretto e snello, attraverso canali digitali. Restare indietro vuol dire condannarsi a diventare progressivamente sempre meno rilevanti. Come strutturare una comunicazione digitale efficace per il settore finanziario? Abbiamo provato a tracciare una intera strategia di digital marketing in cinque punti.

Il trade marketing sta attraversando un’epoca d’oro di evoluzione digitale, scoprendo come le interazioni B2B possano essere enormemente favorite dall’impiego di piattaforme che facilitano la comunicazione e aiutano a ridurre le spese. Viaggi e spostamenti vengono ormai presi in considerazione solo quando strettamente necessari, liberando cospicui budget da investire in altri ambiti aziendali, tutto grazie all’ottimizzazione delle risorse che deriva da una buona campagna di promozione digitale o integrata (ovvero che utilizzi congiuntamente strumenti tradizionali e digitali per generare lead). Negli ultimi due anni, si sono registrate innovazioni epocali nell’ambito del marketing e per il prossimo futuro ci si aspetta che tecnologie come l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata e il machine learning giochino un ruolo sempre più di primo piano nella promozione B2B. Vediamo insieme alcuni dei trend più promettenti nell’ambito delle tecnologie digitali, e come questi possano essere applicati al trade marketing.

Prevedere le tendenze del marketing è sempre più difficile. E non solo perché la tecnologia che utilizziamo ogni giorno ha superato qualsiasi previsione potessimo fare qualche anno fa, ma anche perché la società e gli stili di consumo si sono evoluti a velocità crescente e continuano a farlo. Se qualcuno vi avesse detto, dieci anni fa, che le interazioni vocali con intelligenze artificiali sarebbero diventate un canale di marketing essenziale entro il 2020, probabilmente non ci avreste creduto. E questo non è neanche l'elemento più nuovo, complesso e ricco di potenziale del panorama contemporaneo. Quali sono, quindi, i marketing trend più importanti da sviluppare quest'anno? Di ritorno dalle vacanze estive e carichi di energia, abbiamo deciso di esaminarli insieme a voi.

Chi segue il calcio avrà già sentito parlare del VAR. Questo acronimo, che sta per “Virtual Assistant Referee” si riferisce a quella tecnologia che ha creato non poco scompiglio fra gli sportivi. Secondo molti esperti, il VAR “risolve più problemi di quanti ne crea”, permettendo di rivedere le azioni di gioco e supportare le decisioni dell’arbitro. Come per tutte le tecnologie di successo a rapida diffusione, naturalmente, era solo questione di tempo prima che qualcuno notasse anche il suo potenziale nell’ambito del marketing. La Fifa stessa, infatti, ha iniziato ad esplorare le possibilità di sponsorship che si legano al VAR, con contratti a nove cifre per gli stacchi pubblicitari non programmati che si verificano durante le partite.

I grandi retailer, già da tempo, faticano e tenere testa alla concorrenza delle nuove modalità di distribuzione, che sembrano destinate a cambiare per sempre le abitudini di acquisto. L’e-commerce, ovviamente, è la “minaccia” più nota e temuta, ma non bisogna sottovalutare i modelli di distribuzione alternativa che non operano sul web. In particolare, nel settore dei cosmetici e prodotti per la casa, sta esplodendo il successo dei cosiddetti “self service drug store” – quelli che in inglese si chiamano semplicemente “kiosk”. In Italia il marchio più noto del settore è Acqua & Sapone, un brand che fa capo a molte altre sotto-denominazioni del settore, mentre fra i brand principali che coprono questo settore all’estero ci sono Boots (UK) e Rossmann (Germania). Cosa possiamo aspettarci per il futuro? In che modo i retailer possono primeggiare in un contesto di sempre maggiore automatizzazione dell’interazione con il cliente?

I centri commerciali fanno ormai parte del passato” questo ha detto qualche tempo fa Jeff Bezos, CEO di Amazon e uomo più ricco del mondo, in un’intervista a Wired. E c’è da credere che i proprietari delle grandi catene di retail abbiano iniziato a sudare freddo. Quando uno che aveva previsto l’Internet Of Things nel 1999 e l’ascesa dell’e-commerce nel 1995 predice la tua fine, non deve essere una bella giornata. Soprattutto quando i dati sembrano dargli ragione: le stime attuali, negli Stati Uniti, sembrano puntare verso una chiusura di quasi un quarto dei centri commerciali del paese. Nonostante questo, la fine del retail non è una profezia universalmente accettata: c’è anche chi si impegna per creare scenari diversi. Ecco come (e soprattutto perché).

Il proximity marketing è uno degli strumenti più popolari del momento – ancora avvolto da una certa patina di novità nonostante se ne parli già da diversi anni. Se ci pensiamo, tuttavia, il concetto che sta alla base di questo tipo di comunicazione commerciale non è affatto nuovo. Anzi, possiamo dire che si tratti di una delle più antiche e semplici idee da che esiste il marketing: “catturare” il cliente con un’offerta, proprio nel momento in cui è predisposto a effettuare un acquisto. Non è nuova neanche l’idea di applicare le basi del proximity marketing alle banche e soprattutto alle estensioni automatizzate dei loro servizi: i bancomat. Da molti anni ormai quella fra bancomat e supermercati o centri commerciali è una delle più fortunate relazioni simbiotiche dai tempi delle anemoni di mare e dei pesci pagliaccio. Il meccanismo è talmente intuitivo che ci si sente quasi offesi a vederlo spiegato: chi si reca presso un centro commerciale o un grande rivenditore, probabilmente ha in mente di fare un acquisto. Se ha la possibilità di ritirare dei contanti, potrà fare anche acquisti che non aveva programmato o spendere più di quanto previsto. Questo si traduce in un aumento del volume d’affari per il rivenditore e in un guadagno sulle commissioni per l’istituto che installa il bancomat. Niente di nuovo, eppure anche questo è, in forma primitiva, proximity marketing.

Nessuna strategia di marketing, oggi, può prescindere da un uso ampio e diversificato dei dispositivi mobili. Questo vale in tutti i settori, e quello farmaceutico non fa eccezione. Anzi, proprio le particolarità di questo settore rendono particolarmente efficace la promozione che raggiunge gli utenti sui loro dispositivi mobili, che si tratti di smartphone o tablet. I vantaggi sono molteplici e si estendono a tutte le parti in causa, dai brand ai consumatori. D’altra parte la gestione della nostra salute sta beneficiando sempre più delle nuove tecnologie, molte delle quali utilizzano dati relativi alla nostra posizione. Basti pensare ai tracker che vengono usati per la corsa o la camminata, e che molti amano sfoggiare in forma di screenshot condivisi sui propri social, per comunicare ad amici e conoscenti che si è raggiunto un certo traguardo o si è percorsa una certa distanza. Abbinare il proximity marketing all’industria farmaceutica non è che un piccolo passo in più in questa stessa direzione. Vediamo insieme i vantaggi del proximity marketing nell’ambito dei prodotti legati alla salute e alla cura della persona.

La crescita è un tema scottante, per moltissimi brand. Tutti hanno bisogno di espandere il proprio business, tutti sono alla ricerca di strategie che permettano di ottenere grandi risultati con budget contenuti, tutti hanno fretta. Certo, le scorciatoie che sembrano troppo facili sono sempre da guardare con diffidenza, ma ci sono alcuni elementi che, se inseriti correttamente in una strategia di crescita, possono davvero fare la differenza fra un percorso lento e accidentato e una clamorosa accelerata alla conquista del mercato. Quando parliamo di crescita, ovviamente, parliamo tanto di campagne di marketing quanto di strategie a lungo termine. L’obiettivo è sempre lo stesso: attrarre e mantenere l’attenzione del pubblico, distinguendosi dalla concorrenza. Ogni brand, naturalmente, fa storia a sé, ma ci sono alcuni consigli che ci sentiamo di condividere con tutti.

La stragrande maggioranza dei brand, in tutti i settori merceologici, hanno un’app. Si è trattato di una “rivoluzione” relativamente silenziosa, ma non diversa da quella che, ormai quasi trent’anni fa, vide le aziende dotarsi in massa dei primi siti web. Le app per smartphone e tablet sono passate in breve tempo dall’essere la stravaganza dei brand più tecnologici all’essere quasi una necessità, uno status symbol, indipendentemente dalla loro utilità oggettiva.  

📌  Il problema principale, adesso, è rendere la propria app coinvolgente e fare in modo che produca engagement, favorendo il rapporto del brand con il pubblico 🛒

  Non basta, quindi, avere un’app, occorre anche fare in modo che gli utenti sentano il desiderio di utilizzarla il più possibile. Per alcuni prodotti e servizi il passaggio è semplice: pensiamo, ad esempio, alle compagnie aeree che hanno oggettivamente migliorato il servizio permettendo la gestione delle prenotazioni tramite app. Per tutti gli altri, il risultato non è così ovvio né garantito.  

📌 Come fare a trarre il massimo vantaggio dall’investimento che si è fatto nello sviluppo di un’app? Ecco qualche consiglio pratico 📝

l’industria farmaceutica sta gradualmente aprendosi al marketing digitale, comprendendone i vantaggi e imparando a dominarne gli strumenti. D’altra parte il futuro è digitale in tutti i settori e le nuove tecnologie, soprattutto tramite le piattaforme online, hanno completamente rivoluzionato il nostro modo di comunicare sia privatamente che pubblicamente. Le interazioni fra brand e pubblico e fra brand e singoli consumatori, per esempio, sono state interamente rivoluzionate dall’avvento delle tecnologie digitali. Nell'industria farmaceutica, questo ha portato a una personalizzazione del servizio a livelli che fino a questo momento non erano mai stati possibili. Ecco alcuni accorgimenti che permettono di ottimizzare le strategie di marketing digitale dei prodotti farmaceutici e sanitari.