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Ogni anno vediamo campagne promosse da regioni italiane – ma anche da diverse nazioni del mondo - volte a promuovere il turismo stagionale presso certe destinazioni. Alcune campagne vengono rinnovate annualmente, altre invece semplicemente spariscono dall’orizzonte della nostra attenzione. Quali sono le conseguenze pratiche del successo o dell’insuccesso di queste operazioni di marketing territoriale? Viene naturale pensare prima di tutto all’incremento del turismo e ai conseguenti vantaggi per l’economia locale, ma che cosa accade al termine della stagione? Soprattutto per le località che sono associate a un periodo dell’anno in particolare, come quelle balneari o montane, i vantaggi rischiano di essere effimeri. Per garantirsi risultati a lungo termine è quindi necessario “fidelizzare” il cliente, ovvero conquistare il destinatario del messaggio al punto da fargli considerare la possibilità di tornare regolarmente sul territorio, o addirittura di investire lì il proprio capitale o di andarci a vivere.

Per ogni generazione, c’è un vezzo del quale va di moda lamentarsi. L’oggetto delle principali lamentele dei nostri tempi potrebbe essere l’abitudine di molti di controllare spessissimo e compulsivamente lo smartphone, anche in situazioni sociali nelle quali ci si aspetterebbe un’interazione umana. Chi ha in antipatia quest’abitudine, a dire il vero, potrebbe non avere del tutto torto: in media controlliamo i nostri piccoli schermi portatili oltre 150 volte al giorno. Se c’è una categoria che non ha nulla da ridire in merito, sono i marketer, che hanno individuato in questa diffusa abitudine un’opportunità preziosa per raggiungere il proprio target con contenuti promozionali mirati. L’arrivo del proximity marketing ha reso questa possibilità ancora più ghiotta, ma ci sono settori che riescono a sfruttarla meglio di altri. I primi utilizzi di questa tecnica sono stati nel settore del retail, che però si scontra con un problema pratico: uno dei pochi momenti in cui non abbiamo il naso incollato allo schermo è proprio quando ci aggiriamo per gli scaffali di un negozio o di un centro commerciale. Chi invece può giovare di questa tecnologia con estrema facilità sono gli operatori del settore turistico, che incrociano i clienti in due momenti della vita nei quali questi ultimi sono particolarmente inclini e tormentare i propri smartphone: il relax e i tempi morti. Un viaggio in treno, una caffè al bar, una visita al museo o la ricerca di un indirizzo sulle mappe o di una recensione prima di scegliere un ristorante. Tutti questi attimi preziosi possono essere sfruttati con una buona strategia di proximity marketing.

Come si definisce l’identità di una città? Meglio ancora: come può una città definire la propria identità e il proprio brand in modo da influenzare la percezione del pubblico e creare un circolo virtuoso di turismo, impresa locale e senso di comunità? Sono diversi i fattori che trasformano un “luogo” in una “destinazione”, ovvero un qualcosa che semplicemente esiste in una meta verso la quale dirigersi. Il marketing territoriale serve proprio a influenzare questa trasformazione. A volte non si tratterà neanche di ricollocare il brand di un’intera città, ma semplicemente di rilanciare la reputazione di un quartiere dopo un intervento di riqualificazione urbana. Va detto, comunque, che creare in modo intenzionale un “brand” territoriale è un’operazione non priva di rischi. Siamo abituati a percepire l’identità di ogni luogo in base a quello che sappiamo della sua storia e delle sue caratteristiche. Questo tipo di “brand” non vengono costruiti, ma crescono in modo organico. Accelerare il processo o cercare di deviarne il corso rischia di lasciare dei vuoti nell’architettura identitaria del luogo. Come fare a integrare elementi di marketing territoriale nella vita della comunità locale senza commettere di questi errori? Occorre essere creativi e avere il coraggio di andare un po’ fuori dal seminato.

Come sappiamo, il guerrilla marketing si basa sulla promozione con tecniche non convenzionali e a basso budget di un prodotto o di un brand. Normalmente a trarre i massimi benefici da questa tecnica sono le PMI, che non possono permettersi grandi investimenti pubblicitari e hanno bisogno di ottenere risultati in tempi relativamente brevi. Eppure c’è un altro settore al quale il guerrilla marketing si adatta particolarmente bene: il marketing territoriale. In particolare, quella sotto-categoria del guerrilla marketing nota come ambient marketing sembra fatta apposta per agevolare la promozione di regioni, città e territori. D’altra parte si tratta di un connubio perfetto di forma e sostanza: si interviene sull’ambiente e, per una volta, ciò su cui si vuole attirare l’attenzione è proprio... l’ambiente. Ovviamente, se parliamo di marketing territoriale, tale ambiente deve essere associato a un’identità, a un set di valori e a determinate caratteristiche che si ha interesse a evidenziare.

Quali dovrebbero essere le caratteristiche di una efficace campagna di guerrilla marketing per il settore turistico? Prima di tutto la capacità di catturare le emozioni più forti che accompagnano l’idea del viaggio. Curiosità, eccitazione, gioia della scoperta o la sensazione appagante di godersi finalmente un po’ di meritato relax. L’importante è comunicare in modo unico, distinguersi dalla folla. Spesso, se parliamo di guerrilla marketing, tutto questo può essere fatto con un budget ridotto. In ambito turistico non occorre necessariamente promuovere mete esotiche o lontane. Anzi, valorizzare il turismo locale e il territorio sono senz’altro fra gli obiettivi più diffusi di molti operatori turistici, ma anche di istituzioni locali e compagnie di trasporti di ogni genere. Mentre le compagnie aeree tendono a promuovere soprattutto le destinazioni più lontane, capita infatti che quelle ferroviarie o di noleggio auto vogliano promuovere le tratte più brevi.

Il turismo è una delle industrie portanti dell’economia italiana, in continuo sviluppo e costante evoluzione, man mano che si scoprono modi nuovi di vivere i luoghi di vacanza, le città, i borghi, i tesori naturali e quelli artistici. L’industria turistica ha contribuito in modo determinante a dare forma a quella che oggi si percepisce come l’identità nazionale italiana, attraendo capitali, generando introiti e benessere, e facendo fiorire una varietà di imprese in ogni regione e città. Negli ultimi anni, l’industria turistica italiana ha anche visto un incremento di ingressi dal continente europeo: il nostro paese ha infatti sostituito nei viaggi dei nostri “vicini” altre mete più esotiche, ma considerate meno sicure, soprattutto in Asia, Nord Africa e Medio Oriente. Questo è dunque il momento giusto per lanciare o espandere imprese in questo settore, a patto di avere una obiettivi chiari. Moltissime aziende del settore hanno scelto tecniche promozionali non tradizionali per far crescere il proprio business e il marketing esperienziale è fra le più popolari in assoluto. Dinamico, creativo, spesso meno costoso di altre tecniche, ma molto più efficace: questo tipo di marketing ha conquistato gli operatori del settore a tutti i livelli. Per garantire il successo di un brand all’interno di un’industria così vivace, naturalmente, è necessario costruire una reputazione solida e un’identità ben definita, ma anche una strategia di marketing ben articolata.

Uno degli aspetti più affascinanti del marketing esperienziale applicato al territorio è che si tratta di un ambito ancora, per molti versi, inesplorato. Questo vuol dire che ci sono ancora ampi margini per farne emergere tutto il potenziale, ma anche che ci sono ancora spazi per imparare dai propri errori – e quindi per commettere degli errori. Il marketing esperienziale si sta rivelando uno strumento prezioso con cui i piccoli centri possono rilanciare la propria immagine e ottenere vantaggi in termini di turismo, industria, investimento e possibilità commerciali. Negli ultimi anni, in particolare, si è diffusa la tendenza da parte delle piccole città a candidarsi per ospitare grandi eventi, il che spesso permette agli organizzatori di risparmiare, e porta alla città ospite un influsso extra di traffico e un surplus di visibilità. Questo tipo di azioni promozionali possono produrre risultati straordinari, ma bisogna stare attenti a non commettere questi due errori che rischiano di vanificare lo sforzo organizzativo.

In un settore come quello turistico, la creazione di una connessione emozionale con il cliente è assolutamente fondamentale. Le motivazioni personali che spingono ognuno di noi a viaggiare sono profondamente diverse e si traducono in una varietà di comportamenti e atteggiamenti che gli operatori di questa industria devono essere in grado di comprendere e intercettare. Quando questo contatto è stabilito nel modo giusto, i risultati in termini di crescita e quindi di utili possono essere stupefacenti. Spesso, quando si parla di marketing emozionale, si tende a pensare a campagne un po’ manipolatorie, che puntano a generare emozioni non sempre interamente positive. Il marketing emozionale nel settore turistico, tuttavia, ha stabilito nuovi standard, focalizzando su contenuti atti a ispirare più che a commuovere – come è facile capire quando si leggono gli innumerevoli blog di viaggio esistenti in qualsiasi lingua.

L’avvento di piattaforme di valutazione dei servizi turistici (Tripadvisor su tutte) ha imposto agli operatori del settore un cambio radicale dell’approccio al servizio del cliente. Le obiezioni più frequentemente mosse a questo sistema sono quelle relative al potenziale di abuso e impiego di recensioni non veritiere, che aprono la strada a sistemi di concorrenza sleale. Nell’impossibilità di contrastare o anche solo di verificare queste circostanze sfavorevoli, l’unica arma di difesa a disposizione di chi lavora in questo settore è una solida e costante fidelizzazione del cliente. Le variabili che intervengono nei meccanismi concorrenziali dell’industria turistica sono molteplici, dal multilinguismo ai costi: il valore aggiunto dato dalla qualità del servizio non è più un elemento prescindibile nel mercato contemporaneo.

Di realtà virtuale si parla da molti anni, ma le applicazioni pratiche di questa tecnologia sono ancora per lo più tentativi ed esperimenti. Questa tecnologia, tuttavia, non ha ancora preso il sopravvento rispetto ai media tradizionali in nessun settore. Negli ultimi anni, però, la realtà virtuale sta emergendo come trend interessante nel marketing digitale del settore turistico. Addirittura, c’è già chi è pronto a scommettere che il futuro dell’intera industria sarà caratterizzato da caschi e visori. In effetti appare evidente anche ai non addetti ai lavori che la realtà virtuale abbia caratteristiche che si adattano particolarmente bene al marketing del turismo. Gli operatori del settore hanno accolto con entusiasmo la possibilità di offrire al potenziale cliente una realtà immersiva, che permetta di sperimentare una destinazione lontana non solo in forma di foto e video, ma a 360°.

Il termine “Wanderlust” è uno dei più espressivi della lingua tedesca e non manca mai nei tanti elenchi di “parole intraducibili”. Sta a indicare quel desiderio di viaggiare per viaggiare, quell’irrequietezza che alcuni provano e che fa desiderare loro di essere sempre in movimento, alla scoperta di posti nuovi. Chi soffre di “Wanderlust” proprio non può stare fermo nello stesso luogo troppo a lungo, ha bisogno di esplorare, ha mille curiosità da soddisfare. Come marketer, quando lavoriamo con il settore turistico, dobbiamo avere grande familiarità con questa sensazione e con chi la vive come una spinta costante al viaggio. Questa premessa rende quasi naturale adottare tecniche di marketing emozionale per promuovere i servizi turistici e di viaggio. Naturalmente, chi lavora in questo settore deve scontrarsi anche con il rovescio della medaglia: viaggiare è considerata una spesa voluttuaria che, in tempi di crisi, sempre meno persone possono permettersi, il che restringe il mercato di riferimento e inasprisce la concorrenza.

Pochi ambiti professionali sono stati travolti dalla rivoluzione digitale come quello turistico, il cui volto è completamente cambiato nel corso di pochi anni. A pensarci oggi sembra che lo stato attuale delle cose sia quello più ovvio e naturale, eppure molti di noi ricordano ancora il repentino cambiamento da un’epoca in cui si andava dall’agente di viaggio per prenotare un volo aereo e un hotel. Gli operatori del settore turistico sono stati fra i primi ad adottare le nuove tecnologie per coinvolgere il pubblico, creare un senso di comunità e garantire ai clienti esperienze sempre più appaganti, piacevoli e personalizzate. Fedeli a questa tradizione, le aziende che operano nell’ambito dei trasporti e dell’ospitalità continuano a scandagliare l’orizzonte tecnologico in cerca di nuove evoluzioni da applicare alle proprie strategie di marketing. In questo modo, diventano un esempio per molte altre industrie che invece tendono a esitare più a lungo prima di abbracciare l’innovazione.

Il marketing territoriale può assumere diversi aspetti ed essere interpretato in modi anche diametralmente opposti da diverse comunità. Lo scopo dovrebbe essere sempre, in senso lato, migliorare l’esperienza del visitatore allo scopo di consolidare una certa immagine del territorio. Nella definizione del tipo di immagine che si intende consolidare, ovviamente, si manifestano tutte le possibili variazioni delle campagne di marketing. L’idea di mettere in piedi una rete comunicativa per aggiornare turisti e residenti locali su quello che accade non è nuova. Tutti conosciamo almeno una pubblicazione, per esempio, nella nostra città o nel nostro luogo di vacanza, il cui unico scopo sia informare i lettori su concerti, eventi e ristoranti di un certo territorio. Spesso si tratta di piccoli opuscoli con pagine e pagine di pubblicità, alternate a informazioni su sagre, eventi, mostre e programmazione dei cinema. Ebbene, oggi è possibile, grazie al proximity marketing, offrire ai visitatori le stesse informazioni, ancora più dettagliate e tempestive, senza i costi e gli sprechi continui della carta stampata e garantendo agli esercizi commerciali della zona la massima visibilità. Ecco tre buoni motivi per installare dei proximity beacon sul territorio.

Il guerrilla marketing è un po’ come la musica: quello che sembrava coraggioso e stupefacente a una generazione diventa ordinaria amministrazione per quella successiva. Per questo chi decide di intraprendere questa strada per la promozione del proprio prodotto o della propria attività deve sviluppare continuamente idee nuove e creative, nel rispetto dell’identità del brand e delle inclinazioni del pubblico al quale vuole rivolgersi. L’industria alimentare ha utilizzato tecniche di guerrilla marketing a diversi livelli, spesso con successo: il cibo è un catalizzatore di interazioni umane e si presta più di altri prodotti a essere inserito in contesti sorprendenti e atti a stimolare la curiosità del pubblico. In questo post, in particolare, ci occuperemo di street food: una delle tendenze più popolari degli ultimi anni, nonché una delle più adatte a questo genere di promozione non convenzionale.

I beacon non sono esattamente una tecnologia nuovissima – Apple li ha introdotti già nel 2013 – eppure il loro utilizzo in Italia sembra non avere ancora raggiunto il suo massimo potenziale. Il loro utilizzo sta senz’altro crescendo, supportato dai dati che ne dimostrano l’efficacia in termini di ROI, ma molti retailer sembrano ancora riluttanti ad adottarli. Per i pochi che non lo sapessero, i beacon sono dispositivi Bluetooth che comunicano con gli smartphone entro un certo raggio, a patto che questi abbiano installato il software necessario. I beacon hanno permesso lo sviluppo di quello che oggi conosciamo come “proximity marketing”. Naturalmente, come tutti gli strumenti, non sono una panacea che risolve di per sé tutti i problemi di un retailer, ma possono aumentare considerevolmente le vendite, a patto di essere usati nel modo giusto e di essere inseriti all’interno di una strategia di marketing coerente e ben strutturata. Oggi esamineremo insieme i vantaggi di questa tecnologia nel settore turistico.

Il turismo, in Italia, è un’industria in costante crescita. A nostro favore ha giocato la situazione internazionale, che ha fatto percepire come meno attraenti mete tradizionalmente più economiche e molto amate dai turisti, soprattutto nord-europei. L’Italia è diventata dunque un’alternativa a paesi come Egitto, Marocco o Giordania e ha visto un incremento considerevole di turismo estivo che negli anni scorsi si dirigeva verso questi paesi. Avendo vinto sul terreno della concorrenza esterna, dunque, si apre un nuovo campo di confronto interno al paese, che richiede considerevoli sforzi di marketing da parte di hotel, compagnie ferroviarie e aeree, ristoranti, spa, B&B, impianti sportivi, stabilimenti balneari, stazioni sciistiche e molte altre strutture. Per farsi notare, è necessario essere unici. Per questo un numero crescente di operatori del settore si adoperano per mettere in atto pratiche di marketing non convenzionale. Ecco qualche consiglio da mettere in pratica per distinguersi dalla concorrenza.

Esiste un intero filone di trasmissioni dedicato al problema della fidelizzazione dei clienti. Se pensate di non averne mai visto uno, vi sbagliate: stiamo pensando al franchise di “Cucine da Incubo”. Le puntate iniziano sempre con la stessa storia: un ristorante parte col piede giusto e raggiunge il successo, ma poi i clienti disertano, le spese si accumulano, la qualità crolla, il panico cresce, e a quel punto arriva Gordon Ramsey (oppure Antonino Cannavacciuolo, a seconda del paese) e rimette le cose a posto a suon di sberle e investendo i soldi degli sponsor in un colossale makeover. C’è qualche speranza, per chi si occupa di cucina, cibo e ristorazione, di fidelizzare i clienti senza essere picchiato da uno chef televisivo? Noi riteniamo di sì. La parabola che porta la novità ad attrarre i clienti e la noia a farli scappare non è scritta nella pietra: la fedeltà dei clienti può essere guadagnata e mantenere il successo di un ristorante anche molto a lungo, a patto di saperla meritare. Ecco come fidelizzare una clientela stabile, creando una base solida per costruire la crescita futura.