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Birra CORONA virus, cosa è successo.

In questo momento il tema che domina la maggior parte delle discussioni online è uno solo: il coronavirus.

Ed è importante che a parlare di contagi, prevenzione e misure di sicurezza siano i professionisti della sanità. (ndr. Grazie infinite!)

Noi abbiamo scelto di occuparcene in un altro modo, cercheremo di rispondere alla domanda che qualcuno ha diffuso sotto forma di meme fin dai primissimi giorni: che cosa succederà adesso alla birra Corona?

Paragonata alla gravità delle notizie che ci arrivano da tutto il mondo questa può sembrare una preoccupazione di poco conto, ma certamente non lo è per gli azionisti del marchio, che hanno visto precipitare il valore dei brand legati alla birra messicana dell’8% dall’inizio della crisi.

 

Vi sembra incredibile? Eppure è così.

 

Quasi il 40% dei consumatori americani ha dichiarato di essere meno incline a consumare birra Corona per via del virus.

Inoltre, fra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, si è registrato in tutto il mondo un picco di ricerche su Google che associavano il termine “Coronavirus” e “birra” in diverse combinazioni. E se anche questo tipo di psicosi può farci sorridere, l’impatto economico di un condizionamento psicologico può arrivare a essere disastroso, comportare perdite significative e perfino costare posti di lavoro.

 

 

Come sta reagendo il brand a questa inaspettata crisi?

A parte una laconica dichiarazione in cui il gruppo proprietario del marchio, fa sapere che non c’è alcuna correlazione fra il virus e la birra, non ci sono cambiamenti significativi della strategia.

Il brand Corona, su Facebook, non ha mai disdegnato qualche riferimento all’attualità (per esempio con post come “Harry e Meghan a questa Corona non avrebbero sicuramente rinunciato”), ora invece ha scelto di tenere un profilo più basso.

Non solo non ci sono (ovviamente) riferimenti al virus in quello che potremo chiamare lo “stile Taffo”, ma non ci sono neanche sostanziali cambiamenti nella strategia promozionale su nessuno dei canali online.

L’hashtag principale del brand è ancora #THISISLIVING e le immagini condivise sui social sono ancora un moodboard caraibico che tende a suggerire l’idea di un’estate perenne.

 

Vale la pena qui di ricordare che, mentre la birra Corona prende il proprio nome dal sostantivo, uguale in spagnolo e in italiano, con ovvi riferimenti “reali”, la tipologia di virus omonima deve invece questo appellativo alla forma che presenta al microscopio, con una “coroncina” di protuberanze intorno al nucleo centrale la quale, dal momento che molti nomi scientifici vengono assegnati in latino, si chiama appunto “corona”.

Vuoi fare due chiacchiere con noi?

 

Da una semplice omonimia, quindi, deriva una crisi senza alcun fondamento, ma dalle conseguenze più che “reali” per il brand in questione. Come deve comportarsi, in questi casi, chi si occupa di marketing? Sono molti gli approcci possibili. In questo caso ci sentiamo di supportare la scelta del team di comunicazione di Anheuser-Busch, che ha evitato accuratamente di inserirsi nella discussione.

Hanno lasciato spazio alle autorità scegliendo di tirare dritto in attesa che il clamore si plachi. A volte la scelta migliore è quella che ci porta il più lontano possibile dalla ribalta mediatica.

 


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