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Plastica nei mari: ecco chi la combatte a colpi di marketing (e video hot)

L’inquinamento e il riscaldamento globale sono i temi più caldi del momento. Dai Fridays for Future alle manifestazioni che si moltiplicano in tutto il mondo, sempre più voci lanciano l’allarme sullo stato di salute del nostro pianeta. Uno dei problemi più importanti che la lotta all’inquinamento si trova a fronteggiare è quello della plastica che inquina i nostri mari. Secondo Greenpeace, si tratta di quasi 13 tonnellate all’anno: una contaminazione senza precedenti che uccide la flora e la fauna marine e che danneggia anche la salute degli esseri umani. Tante sono le soluzioni proposte e tutte mirano verso una verità forse scomoda da accettare: dobbiamo apportare qualche cambiamento ai nostri stili di vita. Finalmente, a questo scopo, si stanno attivando anche le aziende e i brand, spesso con campagne molto intelligenti e iniziative efficaci.


    Adidas: le scarpe si fanno con la plastica

    I brand che producono scarpe sono stati fra i primi a considerare modi creativi per risolvere il problema della plastica nei mari. I primi a pensare di utilizzarla come materiale per creare calzature sono stati alcuni piccoli brand indipendenti, ma adesso anche i giganti del settore hanno iniziato a sviluppare l’idea. Fra questi si segnala Adidas, che nel 2017 ha lanciato alcuni modelli fatti di plastica riciclata “salvata” dagli oceani. Ogni paio di scarpe equivale a ben undici bottiglie di plastica, opportunamente rilavorate. Se si considera che Adidas ne ha prodotte più di un milione, si può avere un’idea della quantità di plastica recuperata.

    Greenpeace: la balena di plastica

    Greenpeace fa onore alla propria storia con una grande campagna di guerrilla marketing dedicata alla protezione della fauna ittica. Molti di noi hanno visto la famosa foto virale che ritraeva una balena, arenata su una spiaggia delle Filippine, con la bocca completamente piena di plastica. In realtà non si trattava di un vero cetaceo, ma di una grande installazione, in scala 1:1, realizzata interamente con elementi di plastica recuperati dall’oceano. Questa splendida campagna, che ha vinto anche numerosi premi, ha avuto il duplice merito di sensibilizzare l’opinione pubblica e di trovare un utilizzo originale per milioni e milioni di scarti plastici.

    Pornhub e la spiaggia più “sporca” del mondo

    Che Greenpeace sia in prima linea nella difesa dell’ambiente non è certo una sorpresa. Assai meno facile da immaginare è che, fra i brand più ambientalisti del momento, ci sia il notissimo portale di video per adulti. Dopo aver fatto scalpore con una campagna di riforestazione che annunciava l’intenzione del brand di piantare un albero per ogni video guardato, Pornhub ha lanciato una nuova campagna dedicata alla spiaggia più “sporca” del mondo. Si tratta di una località estremamente inquinata, nella quale i rifiuti di plastica coprono quasi interamente la sabbia. Il portale ha commissionato e prodotto un video per adulti, girato in questa insolita location. Per ogni visualizzazione del video, il sito farà una dolazione a Ocean Polymers, un’organizzazione no-profit che sta raccogliendo fondi per una spedizione di ripulitura della spiaggia e per varare una nave la cui unica missione sarà quella di recuperare plastica dagli oceani.