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Phygital Marketing! Quanti pixel prendi nel caffè?

 

Come sarà il nostro futuro digitale?

 

Phygital: una fusione dei termini fisico e digitale.

Phygital Marketing

il concetto sta fondendo gli aspetti importanti del marketing digitale e fisico per ottimizzare l’esperienza del cliente. – (ndr. Phygital marketing ed eventi virtuali? ne avevamo già parlato qui)

A giudicare dal modo in cui sentiamo il bisogno compulsivo di avere uno schermo davanti agli occhi in ogni momento, verrebbe da pensare di sì. Per alcuni di noi, uno schermo è ormai addirittura troppo poco: mentre la nostra capacità di concentrazione si riduce, giochiamo col telefono mentre guardiamo Netflix, scorriamo il feed di Instagram alla guida o prima di addormentarci e portiamo i nostri dispositivi mobili con noi in ogni momento della giornata e in ogni angolo del mondo. Ma è davvero così che ci stiamo evolvendo? Forse no.

 

A salvarci è la nostra innata capacità di annoiarci di tutto ciò che abbiamo e di desiderare ciò che è più lontano dalla nostra realtà. E niente è più lontano dalla nostra realtà, in questo momento, dell’unicità, del “qui e ora”. In un mondo in cui tutte le esperienze sono replicabili milioni di volte, ciò che vogliamo più di tutto è qualcosa che ci riporti nell’unicità, nel momento. E l’unicità, per sua natura, non può essere digitale, ma solo fisica.

Il ritorno alla passione per gli oggetti fisici lo abbiamo visto manifestarsi in moltissimi settori: dal ritorno del vinile alla rinascita dell’editoria fisica, con un focus crescente sul valore estetico del libro come oggetto.

Le aziende che vogliono restare competitive nel mercato contemporaneo hanno cominciato a chiedersi come integrare l’elemento digitale nell’esperienza reale. È proprio per rispondere a questa esigenza che i due mondi si sono incontrati, dando origine a quello che chiamiamo “Phygital Marketing”.

Di cosa si tratta?

Di cercare di coniugare l’esperienza unica dell’oggetto fisico con l’efficienza e la misurabilità del digitale. Non basta, naturalmente, che i due elementi convivano: devono farlo in armonia, creando un’esperienza che sia superiore per valore alla somma delle sue parti. Devono, insomma, completarsi a vicenda.

Qualche esempio?

Pensiamo a come i brand hanno usato l’idea dei temporary shop e dei concept store, che spesso hanno caratteristiche che si avvicinano quasi alla gamification digitale, ma sono vivibili solo in un luogo preciso e per un tempo limitato, o alle moltissime istanze di marketing territoriale che utilizzano i beacon per coinvolgere gli utenti in esperienze legate allo spazio che li circonda in un determinato momento.

 

Questi, però, sono solo esempi delle abitudini che i brand hanno adattato la propria esperienza retail arricchendola con elementi digitali.

 

È possibile anche fare il percorso inverso?

Assolutamente! Prendiamo  Amazon, l’azienda digitale per eccellenza, che ha iniziato ad aprire i propri negozi cashless, nei quali non c’è personale e gli acquisti sono conteggiati automaticamente sui dispositivi del cliente all’uscita dal negozio. Questo è un tipico esempio di negozio digitale che sceglie di avere una presenza fisica, ma lo fa seguendo un modello impensabile senza l’elemento tecnologico.

 

In che altri modi un brand può integrare il phygital marketing nella propria strategia?

Per esempio investendo in un’app che sia direttamente collegata all’utilizzo dei suoi prodotti, ma che al tempo stesso tenga in considerazione le esigenze del cliente, come nel caso dell’app Decathlon Coach, che offre consigli per l’allenamento a un pubblico che evidentemente è interessato allo sport e che, in questo modo, si fidelizza  e si sente più legato al brand.

 

L’aspetto più importante in questa integrazione è senza dubbio la UX, ovvero l’esperienza dell’utente. I brand che riescono a costruire per i propri clienti un viaggio coerente, armonico e di autentico valore sono quelli che possono sperare di trarre i vantaggi maggiori dall’impiego del phygital marketing.

 

 


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